“O Gaeta, se in Sant’Erasmo sei / a pregar pe’ tuoi morti, riconosci / il Vessillo di Pio, nei tuoi trofei, / toglilo alla custodia perché scrosci / come al vento di Lepanto …”. Gabriele D’Annunzio, Canzone dei Trofei. Il 7 ottobre 1571 una battaglia navale cambio il corso della storia.
Ma partiamo da qualche anno prima. Il 29 maggio 1453 i turchi, comandati dal sultano Mehmed II, conquistarono Costantinopoli, la capitale dell’Impero Romano d’Oriente. L’Europa cristiana correva il rischio di finire sotto l’egira religiosa turca. Nel 1566 fu eletto Papa il domenicano Antonio Michele Ghisleri, meglio noto come Pio V. Il pontefice si rivelò da subito un ferreo inquisitore, si deve proprio a lui il progetto della “Lega Santa”: raccogliere tutte le potenze cristiane per costituire una grande flotta, a favore dell’ortodossia cattolica, da inviare contro “l’impero del male”. Le lunghe trattative, portate a termine da un’apposita commissione, interessarono la Spagna, Venezia e la Santa Sede. Pio V scelse come comandante in capo della flotta don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Calo V, persona idonea sia per rango che per autorevolezza. Il Papa aveva inserito anche molti frati negli equipaggi: gesuiti sulle navi spagnole; francescani e domenicani sulle imbarcazioni genovesi, savoiarde e veneziane; cappuccini sui legni della Santa Sede. Le galee pontificie si radunarono nella rada di Gaeta tra il 22 e il 24 giugno del 1571.

Ricostruzione della Galea Pontificia con lo Stendardo, realizzata dall'Associazione Gaeta e il Mare
Mons. Paolo Capobianco nell’ottobre 2005 scrisse un testo relativo allo Stendardo, sebbene ci siano talune imprecisioni, lo pubblichiamo in ricordo del sacerdote recentemente scomparso. “Il 20 giugno 1571 il Papa San Pio V celebrò in San Pietro una messa in onore dello Spirito Santo alla presenza del Clero Romano. Dopo la messa consegnò all'ammiraglio Marcantonio Colonna uno Stendardo di seta, realizzato dal pittore Girolamo Siciolante, invitandolo a radunare la flotta nel porto di Gaeta e a partire per unirsi alla flotta cristiana capitanata da Giovanni D'Austria. Il mattino del 22 giugno 1571 don Giovanni arrivato a Gaeta, passò in rassegna le navi che costituivano la flotta pontificia e prima di partire si recò nella Chiesa Cattedrale: davanti Sant’Erasmo fece voto solennemente che se fosse tornato vittorioso avrebbe donato lo Stendardo al Santo. Al mattino del 24 giugno 1571 partì da Gaeta con tutta la flotta pontificia e mentre si dirigeva verso le acque di Lepanto, per unirsi alla restante flotta cristiana, passando al largo della Sicilia incontrò quattro navi di Malta che attendevano la flotta pontificia, per unirsi a loro e partecipare alla battaglia contro i Turchi.
Il giorno 7 ottobre 1571 si trovarono nelle acque di Lepanto le due flotte, quella cristiana composta oltre che dalla flotta pontificia, anche dalla flotta di Venezia sotto il comando di Sebastiano Venier e della flotta comandata da Giovanni D'Austria, che fungeva anche da comandante di tutta la flotta cristiana. La battaglia fu aspra, ma si distinsero per valore ed audacia sia l'ammiraglio Marcantonio Colonna che Sebastiano Venier. Durante la battaglia numerosi dardi furono diretti verso lo Stendardo, che era diventato un Vessillo dei cristiani, ma nessuno lo colpì. In quel giorno il Papa San Pio V insieme con San Pietro Canisio negli appartamenti papali mentre stava recitando il Santissimo Rosario, così come si fa oggi, ebbe una visione in cui un angelo gli preannunciava la vittoria dei cristiani sui mussulmani. Dopo alcuni giorni un messo di Giovanni D'Austria comunicava al Pontefice la vittoria della flotta cristiana a Lepanto dando conferma della visione avuta dal Papa. Per questo il Papa, che aveva portato l'ultimo ritocco all'Ave Maria nella forma in cui oggi viene recitata, decretò che in ogni Chiesa si suonassero le campane al mattino, a mezzogiorno e alla sera per ricordare la splendida vittoria della Cristianità. Aggiunse inoltre alla recita del rosario le litanie lauretane, cosa che è entrata nella tradizione del popolo cristiano. Don Giovanni d’Austria mentre faceva ritorno verso il porto di Gaeta, per rispettare il voto che aveva fatto a Sant’Erasmo, chiese a San Pio V il permesso di donare lo Stendardo alla Cattedrale di Gaeta. Pio V fu felice per tale gesto e accordò la sua approvazione. Arrivato nel porto di Gaeta, il comandante Colonna fu accolto nella Cattedrale della città dal Vescovo Pietro Lunello e con gratitudine sciolse il voto, deponendo sull'altare maggiore lo Stendardo, simbolo della vittoria cristiana di Lepanto, ai piedi di Sant’Erasmo”. Per completezza aggiungiamo che lo stendardo giunse nella cattedrale di Gaeta il 4 novembre 1571.
Pio V, appena saputo dell’esito della battaglia, dispose che il 7 ottobre fosse un giorno dedicato alla Beata Vergine con la Festa di Nostra Signora della Vittoria. Il Pontefice si spense il 7 maggio 1572, fu beatificato nel 1672 e santificato nel 1712 (si festeggia il 5 maggio). Un ritratto di papa Pio V venne realizzato dal gaetano Scipione Pulzone.
Papa Gregorio XIII (1572-1585), successore di Pio V, trasferì la Festa alla prima domenica di ottobre con il titolo di Madonna del Rosario. Sulle sorti della battaglia, definita da Miguel de Cervantes “la più grande giornata che videro i secoli”, abbiamo già accennato attraverso il testo di Paolo Capobianco. Meno note, invece, sono le vicende del dipinto. La pittura, tempera su seta, è attribuita a Girolamo Siciolante da Sermoneta (1521 – 1575 ca.) e alla sua scuola. Dal punto di vista artistico non mostra particolari pregi, paragonabili a quelli simbolici; inoltre, la qualità dei materiali utilizzati e il breve tempo impiegato per l’esecuzione dei vari stendardi da portare in battaglia, rendono non semplice la conservazione dell’opera stessa.
Tra le prime notizie relative allo stendardo posizionato sull’altare maggiore della cattedrale di Gaeta si può citare la “Breve descrittione delle cose più notabili di Gaeta” di D. Pietro Rossetto, edita per la prima volta nel 1673: “… nella parte superiore del Choro si conserva lo stendardo, che dal B. Pio V. fù dato à D. Giovan d’Austria il seniore, Capitan Generale della lega contra il Turco. Nel mezzo di questo stendardo v’è la figura del Crocefisso, nelli cui lati sono l’imagini de gl’Apostoli Pietro, e Paolo: e di sotto quelle degne parole, In hoc signo vinces”.

Una rara immagine dello Stendardo realizzata prima della seconda guerra mondiale
Quindi la convinzione di molti che nel ‘700 l’immagine sacra venne posta sull’altare maggiore è da rivedere. Infatti, non sappiamo quando, ma l’effigie fu ridotta di dimensioni, fu adattata come un quadro su di un telaio, abbinandoci sopra, successivamente, una lunetta con l’Eterno Padre (oggi nel Museo Diocesano).

Foto dell'olio su tela realizzato nel sec. XVIII per essere posto al di sopra dello Stendardo sull'altare maggiore del Duomo
Nel 1909 il Capitolo Cattedrale aveva commissionato la realizzazione di una grande lastra di cristallo che doveva proteggere lo stendardo posto sempre sull’altare maggiore. Nelle foto d’inizio ‘900 la pittura appare ancora integra in ogni sua parte, contrariamente a quanto affermato da chi asseriva che le parti mancanti del dipinto erano da attribuirsi alle armi della battaglia cinquecentesca!
Nel marzo del 1936 la flotta navale italiana al completo fece tappa nel porto di Gaeta. Sulla nave Ammiraglia vi era anche Re Vittorio Emanuele III, in quella occasione il sovrano visionò lo stendardo.
La protezione di cristallo, davanti allo Stendardo di Lepanto si ridurrà in frantumi per lo scoppio della bomba aerea che colpirà la Cattedrale nella notte tra l’8 ed il 9 settembre 1943. Gli spuntoni di vetro, nella caduta lacereranno notevolmente lo stendardo riducendolo in brandelli. Sarà una missione italo-tedesca, capeggiata da Emilio Lavagnino e Giulio Battelli, a recuperare il vessillo di Lepanto nella chiesa cattedrale di Gaeta. Il Battelli realizzerà un sopralluogo nel duomo il 9 dicembre 1943. In quell’occasione troverà la chiesa devastata, ma nello stesso tempo si rese conto delle problematiche per il recupero. La missione per recuperare beni culturali a Gaeta partì da Roma il 22 dicembre 1943. Il gruppo era composto da Giulio Battelli, un tenente tedesco e due vigili del fuoco. Al gruppo si unì, da Lenola, il Vicario Generale dell’Arcidiocesi, nonché Arciprete della Cattedrale Anselmo Cecere. La notte del 22 dicembre, con un mezzo anfibio, giunsero nei pressi del Duomo, entrarono in cattedrale con l’ordine di non accendere luci all’interno. Raggiunto l’altare maggiore raccolsero i brandelli dello stendardo; purtroppo, non avendo a disposizione una scala molto alta, i frammenti della sommità furono “strappati” dal telaio alla meno peggio. Oltre allo stendardo furono raccolti anche piccoli brandelli di una tela di Sebastiano Conca, l’Assunta, posta nella zona sinistra della parete di fondo dell’abside. I pezzi dei dipinti raccolti, insieme con la cassaforte del tesoro del Capitolo Cattedrale, gli Exultet e un “Libro D’Ore” (mai ritornato a Gaeta) furono portati in Vaticano dove giunsero la sera del 23 dicembre. A Gaeta la missione di Battelli recuperò anche una serie di argenti presso l’Istituto della SS. Annunziata, tra cui la famosa “fuga in Egitto”.

Una foto scattata dopo la seconda guerra mondiale: il presbiterio del Duomo devastato, lo Stendardo è stato già portato via, la tela a sinistra non esiste più, il lunettone con Dio Padre è caduto nella nicchia utilizzata per il Vessillo di Lepanto
Nel 1950 Silvio Grossi restaurerà lo stendardo. Successivamente sarà risistemato sull’altare maggiore del duomo. Dopo poco più di 20 anni il dipinto mostrava enormi problemi sia in termini di consistenza del supporto che per quanto riguarda i colori, ridotti quasi ad una monocromia. Tra il maggio 1975 e il luglio 1976 Gianluigi Colalucci, restaurerà per la seconda volta, lo stendardo. Al ritorno dell’opera d’arte in cattedrale, però, non potrà più essere posto sull’altare maggiore a causa del nuovo “voluminoso” telaio. Dopo qualche mese sarà posto nel vicino palazzo De Vio, affidato momentaneamente ad un’associazione privata. Negli anni successivi questa associazione è stata sollecitata più volte alla restituzione, ma il ritorno dell’opera in cattedrale è avvenuto solo il 16 marzo 2006, dopo una serie di vicissitudini becere.

La foto, scattata nel 1974, mostra la grave lesione alla base dello Stendardo ancora posto sull'altare maggiore della Cattedrale

Lo Stendardo in una foto del 2006. L'immagine è stata elaborata da Roberto Avino, la scritta sottostante è stata virtualmente posizionata come in origine.
Poco più di un mese fa lo stendardo è stato avviato ad un nuovo restauro, sempre coordinato dal Colalucci. La complessa opera di restauro viene realizzata grazie ad un finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nello specifico è la Dott.ssa Rossella Vodret, soprintendente al patrimonio storico-artistico del Lazio, che ha dato l’input per tale iniziativa, delegando il Dott. Franco Rossi, funzionario di zona, alla direzione dei lavori. Grazie all’interessamento della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci il vessillo sarà, poi, esposto da novembre a gennaio prossimi, presso Palazzo Venezia, nell’ambito di una mostra legata al recupero delle opere d’arte durante l’inverno 1943–‘44. Ritornerà presso il Palazzo cardinale De Vio al termine dell’esposizione, con una nuova luce, ma soprattutto, con un nuovo sistema di protezione che ne permetta una protezione completa ed una “vita” a temperatura ed umidità costante.
L'immagine a sinistra mostra la situazione dello stendardo fino ad un mese fa

Un'immagine dello Stendardo con una serie di integrazioni virtuali di alcune parti ormai perdute. Sottolineamo, però, che tale situazione non potrà essere realizzata sull'opera originale, in quanto sarebbe un lavoro non scientificamente valido
In merito allo Stendardo sarà utile dire che l’immagine originale, realizzata dal Siciolante, non era così piccola come quella che oggi conosciamo. Un utile raffronto lo possiamo realizzare con un altro vessillo, proveniente dalla medesima battaglia navale, conservato a Toledo. Il manufatto in origine doveva essere a forma di bandiera, con una fascia decorativa perimetrale e con una frangia sul bordo. Buona parte di questi elementi di decorazione sono stati tagliati quando si decise di adattarlo a pala dell’altare maggiore, qualche piccola fascia era stata conservata, ma notevolmente piegata, per fissare la seta al telaio. Secondo Colalucci le misure originali dovevano aggirarsi sui 3 metri di base per 4,5 metri di altezza, oggi misura soltanto 2,07 x 2,97 metri.
Durante il restauro del dopoguerra il Soprintendente Bertini Calosso fece rovesciare ed allontanare dal resto dell’immagine il motto “IN HOC SIGNO VINCES”, ponendo a vista la facciata retrostante dell’immagine, comunque dipinta (escluso alcuni elementi) grazie al fatto che il colore, prima di essiccarsi ha intriso tutto lo strato di seta.
Nel restauro del 1975, sebbene Colalucci criticò l’inversione dell’immagine, non riportò il dipinto nella situazione originaria. A breve sapremo se il Ministero competente deciderà di mantenere in essere la modifica o di ritornare alla situazione ante seconda guerra mondiale.
Abbiamo già sottolineato come la battaglia di Lepanto sia intimamente legata alla Festa del SS. Rosario: a Gaeta esiste la Confraternita del SS. Rosario dal 4 settembre 1607 come dimostra la bolla di erezione canonica di Fra Ludovico Istella, Padre Generale dei Domenicani. In origine, il pio sodalizio aveva sede nel convento di San Domenico, usufruendo di alcuni locali adiacenti la portineria del convento.

La bolla di erezione del 1607
Nel 1799 la confraternità acquisì i locali della vicina chiesa di San Tommaso Apostolo (prima citazione 1135), già parrocchia fino al 1809. Intanto, nel 1806 il convento di San Domenico fu soppresso dai Francesi. Ancora oggi la confraternita di Gaeta, con il suo Priore, Renato Satriano, continua la sua opera di evangelizzazione nella chiesetta di via Aragonese che, nel corso del tempo è stata ampliata, abbellita e decorata ad opera della confraternita, ma anche grazie all’interessamento di Ferdinando II di Borbone.
All’interno del luogo di culto sono da segnalare, tra le altre opere d’arte, l’altare maggiore del 1738 e la pala, del 1737, raffigurante la Madonna del Rosario, dono del pittore Sebastiano Conca.


Sempre di pertinenza della confraternita è un locale uso Terrasanta, al di sotto del complesso di San Domenico, … ma di questo parleremo in un’altra occasione.
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