| Festa di Santi Cosma e Damiano, due Santi venuti da lontano! |
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| Scritto da franco schiano | |
29 settembre 2007 - A Gaeta il patrono è S. Erasmo, ma forse, quelli che si chiamano Cosma o Damiano sono di più.
Dagli estremi confini d’Egea, dell’Arabia nell’arse contrade…… è l’incipit dell’inno tradizionale in onore dei Santi Martiri Cosma e Damiano. E’ da quelle lontane contrade che giunse a Gaeta il culto per questi due fratelli santi che si festeggiano nella parrocchia a loro dedicata sulla Salita degli Scalzi, che sovrasta a mezza costa la storica via Indipendenza, nel mezzo della sua lunghezza. Ma per Gaeta non è una semplice festa parrocchiale, è qualcosa di più !. E’ una festa quasi patronale. Ma della festa Patronale non ha le canoniche appendici esteriori. Non ci sono cantanti, spettacoli, bancarelle, fiere, fuochi d’artificio, ecc. E’ solo fede. E’ partecipazione semplice, spontanea, sentita, intensa devozione che la gente di Gaeta ha per i santi fratelli medici. Lo percepisci se una volta ti capita di assistere, ma poi finisci per partecipare, alla processione che il 26 settembre alle ore16 parte dalla seicentesca chiesa degli Scalzi. Essa si dipana per lo stretto e suggestivo budello che attraversa tutto l’antico Borgo di Gaeta, procedendo verso Calegna. E’ tutto un garrire di bandierine colorate di carta velina intagliate con le forbici a mano con disegni geometrici dalla precisione e accuratezza che destano ammirazione. Le cascate di coperte preziose e multicolori che precipitano a gara festose dagli opposti balconi tanto vicini che quasi di toccano. Il tripudio verde-rosso (i colori dei santi Cosma e Damiano) dei festoni di verde lentisco fissati con rosse coccarde che impreziosiscono muri e portoni lungo il percorso nella zona del “Castello” L’odore forte del mosto da poco spremuto, che l’incenso non riesce a coprire. La campane di San Cosma vecchio, quelle di San Carlo e quelle di san Giacomo. Le strofe dell’inno che vanno da un capo all’altro della processione diffuse dagli altoparlanti portatili. Gli “evviva i Santi Cuoseme e Damiano” e gli applausi frenetici ad ognuna delle tante benedizioni lungo il percorso. La banda, nelle candide divise similmarina, con le sue note solenni e cadenzate. Il traffico interrotto sulla statale Flacca e la tradizionale “alzata” dei Santi a Palazzo Albano e quella toccante al mercato del pesce per tutti i pescatori. E le autorità dietro la statua dei Santi, la bandiera del quartiere, e la marea di popolo che si compone e ricompone ad ogni sosta ad ogni deviazione e assume sempre forme diverse, come un branco di pesci o uno stormo d’uccelli. Tutto questo e tanta fede, è la festa dei Santi Cosma e Damiano a Gaeta .
Sembra voler conservare alcune vaghe caratteristiche delle sue lontane origini orientali. Una narrazione, riportata dal Martirologio Romano, vuole Cosma e Damiano nati nel terzo secolo d.C. in Cilicia. Sono fratelli, e cristiani. Si dedicano alla cura dei malati, dopo aver studiato l’arte medica in Siria, Egitto ed Arabia. Sono medici speciali, appunto in virtù della loro missione: non si fanno pagare. Di qui il soprannome di anàgiri (termine greco che significa “senza argento”, “senza denaro”). Solo una volta, si narra – e contro la volontà di Cosma –, Damiano ha accettato un compenso da una donna che ha guarito: tre uova. Questa attenzione ai malati è pure uno strumento efficacissimo di apostolato cristiano. E appunto l’opera di proselitismo costa la vita ai due fratelli, martirizzati insieme con altri cristiani. In un anno imprecisato del regno dell’imperatore Diocleziano (tra il 284 e il 305, forse nel 303), il governatore romano Lisia li sottopone a tortura e poi li fa decapitare. Questo avviene a Ciro, città vicina ad Antiochia di Siria (oggi Antakya, in Turchia) dove i martiri vengono sepolti. La loro tomba fu subito meta di ininterrotti pellegrinaggi per chiedere la guarigione tramite la loro intercessione. L’imperatore Giustiniano fu uno dei primi e più illustri pellegrini. Guarito da una grave malattia, in segno di gratitudine, fece erigere sulla tomba una Basilica. Molto rapidamente il culto dei miracolosi Taumaturghi si espanse in tutto l’Oriente Bizantino. I legami politici e i rapporti commerciali di Gaeta con il mondo Bizantino fecero sì che la venerazione per i due Martiri la raggiungesse e si diffondesse anche in occidente. La prima cappella in loro onore a Roma è opera di Papa Simmaco (498-515). Poco tempo dopo, nel 528, Papa Felice IV trasportò a Roma le reliquie dei Santi Cosma e Damiano ai quali fu edificata la grande Basilica nel Foro Romano. Gaeta dedica a San Cosimo (997) il luogo di culto il più antico, e per molto tempo più importante, del territorio all’esterno delle fortificazioni . L’assenza di difese ha condannato la chiesa ad essere danneggiata o distrutta più volte nel corso dei secoli. Ma essa è sempre risorta, ad iniziare dal periodo del vescovo Bernardo (997-1047) fino a dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i bombardamenti del 1943 l’abside non è stata più ricostruita. L’altare maggiore è l’unico superstite dei 7 preesistenti. Attualmente ai Santi Cosma e Damiano è stata dedicata anche la Chiesa seicentesca degli Scalzi, più grande e sede di Parrocchia, mentre all’antica chiesa di San Cosimo è riservato un ruolo solo simbolico e di rappresentanza nelle grandi occasioni religiose. E’ cambiata la chiesa, ma è rimasta forte e immutata la fede per i Santi Medici, come i gaetani chiamano da sempre i Santi Cosma e Damiano.
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