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Una festa tutta formiana
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Il 2011 ricorrono i 150 anni dell’Unità d’Italia E-mail
Scritto da Lino Sorabella   
 Gaeta 6 settembre 2007 - Questa ricorrenza ha una particolare valenza storica tanto che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, qualche anno fa, ha anticipato di gran lunga gli avvenimenti ponendo in luce l’importanza della data e sostenendo con vigore che bisognerà avviare un discorso compiuto per rievocare il percorso in rapporto alle diverse sfaccettature dello Stato.

Sempre in collegamento con i 2011 si stanno tenendo al Vittoriano di Roma mostre che tendono a preparare la ricorrenza. Abbiamo premesso queste brevi notizie per collegarci direttamente con la città che fu il teatro conclusivo della storia del Regno delle Due Sicilie (popolarmente letto come Regno di Napoli): il 14 febbraio 1861 i reali Francesco II e Maria Sofia lasciavano il suolo di Gaeta dopo la resa di un assedio iniziato nei primi del novembre 1860. Da quel momento la piccola città tirrenica assumeva nel valore storico il luogo che aveva ospitato l’ultimo Borbone, sovrano che rimase così sul trono di Napoli per meno di 2 anni.



Medaglia dell'Assedio del 1860-'61: al dritto i ritratti dei sovrani, al rovescio Gaeta

Le vicende storiche che portarono al disfacimento, alla polverizzazione, di quel Regno sono fin troppo note, che ripeterle assume un modesto valore. Lo stesso ruolo svolto dalla consorte nei giorni dei terrificanti bombardamenti piemontesi rientra da tempo nell’immaginario collettivo e le rievocazioni storiche e letterarie ne hanno rinnovato l’epopea. In questa modesta vicenda del Regno il ruolo di Gaeta è stato assegnato come ultima piazzaforte borbonica, ma è mancata una rilettura della realtà urbana ed umana che visse tragicamente quei giorni. In quel lontano 1860-61 un bombardamento da terra e da mare assumeva un carattere particolare anche se l’area urbana era stata negli anni e nei secoli precedenti oggetto di continui assedi. La posizione strategica di Gaeta aveva dimostrato nel corso della storia che la sua conquista significava acquisire definitivamente il grande regno meridionale, significava impadronirsi di un lembo di terra di grande valenza strategica. Come i reali borbonici sperarono con Gaeta di difendere strenuamente il Regno, pur avendo abbandonato la capitale il 5 settembre, così il governo di Cavour, attraverso le truppe di Cialdini, desiderava fortemente conquistare Gaeta per cancellare definitivamente la presenza borbonica sul suolo italiano. Gli avvenimenti successivi hanno posto in particolare evidenza che a Gaeta si seppelliva definitivamente un regno iniziato il 1734, un regno che era il  più grande del territorio italiano di allora, un Regno che ha presentato sfaccettature diverse sotto il profilo sociale ed economico.

In questo percorso bellico dai primi di novembre del 1860 la popolazione della città nelle mura subisce supinamente le costrizioni, le privazioni, i danni di un incessante bombardamento contro le mnura spagnole, austriache e borboniche che pur con limiti difensivi in alcuni punti superati, erano ancora degni di difendersi a lungo.

Più che la città nelle mura che in un certo senzo fruiva delle risorse alimentari per la guarnigione, è il territorio dal di fuori di essa, ovvero sia il borgo, ad essere oggetto di una terrificante devastazione.

Il 19 novembre 1860 Cialdini emanò l’ordine di abbandonare il borgo in 10 ore: questa terrificante decisione trovò la popolazione totalmente impreparata ed incapace di sopperire alla mancanza di sostegni abitativi ed alimentari. L’esodo comportò che gli abitanti del Borgo si trasferirono non nelle campagne più vicine, ma nei centri urbani di Formia, Itri, Minturno, Fondi, ecc. vivendo raminghi e disperati fino alla metà dell’anno seguente. Lasciata così spopolata quest’area urbana fu occupata dalle truppe piemontesi che ne trassero i vantaggi più impensati, saccheggiando le abitazioni, procedendo a perforare le mura del tratto tra le attuali villa Sirene e piazza della Libertà: si aveva così la possibilità di percorrere una galleria e presentarsi a breve distanza dalle mura del fronte di terra. Questa vicenda rimane ancor oggi emblematica e ha riscontro soltanto in un successivo esodo del 24 settembre 1943, quando un eguale ordine fu emanato dalle truppe tedesche che occupavano Gaeta.

Le vicende successive all’assedio danno una lettura tragica della città impoverita e preda di un collasso economico e demografico. Le amministrazioni comunali che vengono elette a partire dal giugno 1866, pongono immediatamente all’attenzione del legislatore questa tragica vicenda pur se velata da una libera volontà di non contraddire il nuovo stato unitario nel quale avevano posto una grande speranza di rinnovamento, purtroppo questo appello,  che viene anche pubblicato il 1866 a firma del sindaco e della giunta, non ha mai avuto una risposta concreta, non ha mai visto riconosciuto non solo i danni alle abitazioni e ai loro arredi, ma i danni sempre gravi, alle campagne vicine, parte notevole per la vita quotidiana. Il ruolo militare di Gaeta subiva altresì, un arresto perché si pensò di smantellarne la piazzaforte.

 




Al 1861 la popolazione presente a Gaeta era di appena 4.500 abitanti, mentre il Borgo ne aveva 9.700. Mentre la prima popolazione calcolata sulla presente era gonfiata dal contingente militare, il Borgo trovatasi in forte riduzione a causa del già più volte ricordato assedio.

Abbiamo in sintesi rinnovato il ricordo di questa vicenda che rientra nella conclusione definitiva dello stato unitario, considerando che nel mese successivo all’Unità d’Italia si riuniva per la prima volta a Torino il parlamento eletto (a Gaeta le elezioni si avranno soltanto a giugno). Da questa vicenda la città ha contato soltanto sulle sue povere forze avviando ad un lento declino, anche se lo stato unitario ha ritenuto opportuno, nel corso degli anni seguenti, di assegnare a Gaeta un forte contingente militare in rapporto unicamente ad una politica strategica di difesa della costa tirrenica. L’aumento della popolazione non è un indice positivo ma va letto sia come presenza militare, e sia come presenza dei carcerati militari, tanto che dai 14.870 residenti della fine del 1861 si passa ai circa 18.400 della fine del 1871, ma alla fine dell’81 la popolazione scende a 17.600 abitanti: l’emigrazione è l’elemento fondamentale per le classi giovani per gli uomini validi che lasciano il lembo di costa tirrenica.

A distanza di 150 anni la rievocazione storica guardata da ambo i lati e con giudizio equanime non può dimenticare le attuali realtà della città che ancora è gravata da pesanti servitù militari di cui parte è in un possesso strano di privati cittadini. Le servitù invadono ancor oggi gli spazi al di fuori della vera e propria piazzaforte, il comune in bilancio riporta somme per pagare l’utilizzo di queste superfici (basterà soltanto ricordare il viale alberato di Montesecco); ma ancor più grave è che molte di queste servitù vivono nel più strano abbandono con potenziali pericoli per i passanti. Tra le tante ricordiamo la Caserma Cialdini. È mai possibile che dopo cinque generazioni il territorio di Gaeta sia ancora possesso del demanio, di guerra o del demanio civile? Le vigenti leggi impongono che il comune ne possa rientrare in possesso attraverso l’acquisto. I cittadini di Gaeta dovranno farsi carico di ingenti spese per rientrare in possesso di beni del loro territorio. Alcune di queste superfici sono in mano a privati cittadini che le detengono senza alcun diritto, ma con i silenzio assenso di tutte le amministrazioni che si sono succedute negli ultimi 42 anni.

L’appello che lanciamo da queste pagine è che la civica amministrazione, attraverso il Consiglio Comunale al completo formuli una puntuale richiesta ad alto livello per sciogliere questo nodo gordiano che offende la memoria della città, la deprime sotto molti aspetti e potrebbe generare strani acquisti in rapporto alle ridotte possibilità finanziarie comunali e alle potenziali possibilità di origini ignote.

A titolo di esempio, in merito alle manifestazioni in atto, si può visionare il sito web www.provincia.torino.it/cultura/risorgimento/
 
 

Pensieri Impuri

Gaeta - Meno male che c'è... Rosato
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Giuditta e Oloferne - La testa dell'assessore
giuditta_oloferne.jpgLe pressanti richieste di visibilità politica (e di un assessorato) del PD mi fanno tornare in mente questo famosissimo quadro perché, se è vero che l'amerikano dovrà accontentare il PD è altrettanto vero che dovrà sacrificare almeno una delle nobili teste dei suoi cavalieri.
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gaeta_banchina_caboto.jpgNon credo proprio che la causa del degrado della città di Gaeta, sia dovuta dalla gestione dell'attuale giunta Comunale. Ma perchè nella passata  legislazione cosa è stato fatto di diverso o di meglio?
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serapo_ico.jpgGaeta 28 agosto 2008 - Non mi stancherò mai di ripeterlo!!!!!!!! Il nostro Comune è alla mercè delle solite famiglie, che con le loro attività commerciali,nate anche con l'ausilio dei soldi (nostri) della famosa CASSA DEL MEZZOGIORNO, hanno monopolizzato tutta la cittadina.
La lunga estate calda
serapo_ico.jpgGaeta 21 agosto 2008 - Un'altra estate sta passando e, come al solito, montano le polemiche sui molti mali che affliggono Gaeta.
Il turismo gaetano
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Il paese dei balocchi?
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