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Ottavo Roby Tour, per battere un nuovo record
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Scauri - La maratona di basket all'Arena Mallozzi
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Scauri - Domani le prime regate del Campionato Italiano di Vela – Formula 18
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Il ruolo della navigazione da diporto nell'inquinamento marino E-mail
Scritto da Salvatore Delio - www.pdgaeta.it   
salvatore_delio_ico3.jpgGaeta 22 luglio 2009 - In questi giorni si parla tanto di divieti di balneazione a causa di inquinamento delle acque delle nostre spiagge.

 

Intendiamo dare un contributo di conoscenza circa le possibili cause di inquinamento derivanti dal parco natanti da diporto in circolazione ed in sosta lungo le nostre coste.

Senza creare allarmismi al momento ingiustificati, intendiamo porre all'attenzione di amministratori locali e organizzazioni economiche interessate al turismo nautico l'esigenza di una normativa precisa e rispettata rivolta a RISOLVERE il problema di smaltimento delle acque grigie e nere e dei rifiuti in genere prodotti dalle unità da diporto sempre crescenti in sosta e circolazione lungo le nostre coste.

Come viene di seguito evidenziato, non esiste oggi ancora una normativa che obblighi gli armatori diportisti a scaricare a terra in apposite vasche i liquami inquinanti prodotti da wc e cucine di bordo che possono essere scaricati in mare a distanza non minore di un miglio marino (1852 m.).

Tale breve distanza, tenuto conto di una elevata concentrazione di barche sotto le spiagge, può dar luogo da sola ad un causa di inquinamento di entità ai limiti della tolleranza stabilita dalla normativa applicabile per la balneabilità delle acque.   



IMBARCAZIONE TIPICA COSTRUITA DA CANTIERE ITALIANO      Lunghezza ft Mt. 15,41

PERSONE TRASPORTATE (ospiti ed equipaggio n.10).

DATI TECNICI RELATIVI AL TRATTAMENTO DI ACQUE GRIGIE E NERE PRODOTTE

Forniti dal cantiere costruttore:

  • Impianto acque grigie con serbatoio centrale per tutti i bagni, con elettropompa 24V., comando manuale ed automatico, galleggiante di allarme del troppo pieno, per utenze cucina, lavelli bagni e docce, scarico diretto fuoribordo;
  • Impianto acque nere con serbatoio centrale per tutti i wc, con elettropompa 24V. con comando manuale ed automatico, galleggiante di allarme del troppo pieno, per utenze bagni, scarico diretto fuoribordo.
Uno yacht eco-compatibile è una esigenza improcrastinabile. L'attuale normativa in materia di eco-compatibilità delle costruzioni nautiche è scarsa e mutuata  dalla Direttiva Europea 94/25/CE (la Direttiva che prevede e regola la cosiddetta marcatura CE per le imbarcazioni da diporto). Dal 1998, data di entrata in vigore in Italia della suddetta Direttiva, i sistemi di gestione e di raccolta delle acque nere e delle acque di sentina a bordo delle unità da diporto sono ormai una realtà ed un obbligo per i cantieri nautici che si sono adeguati al rispetto di quella normativa europea.

Vediamo con esattezza cosa impone quella normativa CE.

............Le imbarcazioni da diporto aventi lunghezza compresa fra i 2,5 e 24 metri fornite di servizi igienici devono essere munite:

a) di serbatoi

b) oppure di dispositivi che consentono l'installazione temporanea di serbatoi in

determinate zone e per usi specifici in cui l'evacuazione dei rifiuti umani è oggetto di

limitazioni.

Inoltre le tubazioni destinate all'evacuazione dei rifiuti umani attraversanti lo scafo

debbono essere dotate di valvole che ne consentono la chiusura a tenuta stagna.................

L'ente di controllo navale italiano (R.I.Na.) per la classificazione delle unità da diporto e mercantile è all'avanguardia nella definizione di requisiti e allestimenti di bordo capaci di conferire allo yacht di lunghezza superiore una specie di "bollino blu" o certificato di qualità superiore ( certificato "green star") che conferisce prestigio ai costruttori di grandi yachts e motivo di merito e distinzione per armatori sensibili al problema dell'inquinamento. Dette norme sono derivate dalle norme dettate per le navi mercantili e specialmente crocieristiche della MARPOL (Marittime Pollution, convenzione internazionale per la salvaguardia da inquinamenti marini da operazioni compiute da navi) del 1973/1978 adattate alle speciali caratteristiche delle navi da diporto.

In aggiunta ad altre cause di natura diversa, l'inquinamento del mare derivante dalla presenza di un parco natanti di notevoli dimensioni ha interessato anche organismi di protezione dell'ambiente quali il WWF International che nel suo  "Living Planet Report 2006" ha messo in evidenza che se non saranno poste in campo misure urgenti le conseguenze sull'ecosistema marino saranno certe e terribili.

Il certificato "Green Star" per gli yachts si può riassumere nello slogan: "Clean Sea, Clean Air". La notazione "Green Star per la prevenzione dell'inquinamento del mare prevede:

1) Un impianto che gestisce scarichi di sentina ed eventuali sversamenti di combustibili in mare. Si tratta di un insieme di casse strutturali per il combustibile e lubrificante protette da uno scafo a doppio fasciame; inoltre, sono presenti a bordo mezzi antinquinamento in caso di versamento in mare di idrocarburi.  Per yacht più grandi sono previsti un sistema anti - rigurgito con sensori ed allarmi, una cassa di pre - separazione e decantazione delle acque di sentina e procedure di emergenza anti - versamento del combustibile in mare.

2) Un impianto di trattamento delle acque nere e grigie progettato e costruito secondo standard internazionali, composto anche di casse di ritenzione delle acque nere trattate e delle acque grigie con capacità di 2-4 giorni. Quali azioni di controllo, sono previste analisi periodiche delle emissioni.

3) L'opera viva (parte immersa dello scafo) deve essere verniciata con pitture antivegetative non contenenti sostanze tossiche per la fauna marina.

4) I depositi e doppi fondi destinati a contenere le acque di zavorra devono essere allestiti in modo da evitare la contaminazione delle acque.

5) Per i rifiuti di bordo sono previsti: raccolta differenziata, sistemazione di celle refrigerate per la conservazione ed apposite procedure per il loro smaltimento, controllo e riciclaggio

Per quanto riguarda l'inquinamento dell'aria viene richiesto:

1) il non utilizzo di gas danneggianti la fascia di ozono. Possono essere impiegati solo gas refrigeranti eco- compatibili che non danneggiano la fascia di ozono e sono a basso effetto serra). Inoltre, è prevista l' adozione di  misure per la prevenzione di perdite di gas refrigerante;

2) I motori di propulsione a combustione interna devono essere progettati, costruiti e certificati secondo standard internazionali idonei a limitare l'emissione di sostanze inquinanti (SOx, NOx). Lo yacht certificato "Green Star" dovrà utilizzare combustibile a basso tenore di zolfo.

3) Per le polveri sottili residuati dalla combustione viene richiesta l'analisi periodica dei fumi.

Queste sono alcune delle principali condizioni richieste per viaggiare in mare in un modo rispettoso dell'ambiente.

L'assolvimento delle condizioni di eco compatibilità richieste per la certificazione "Green Star"  richiede grandi somme per le dotazioni strutturali dell'imbarcazione adottate dal cantiere ed altrettante somme considerevoli per il mantenimento in efficienza di quelle misure nel tempo.

Quanti armatori possono sostenere quei costi ? Attualmente si contano sulle dita di una mano i cantieri che costruiscono simili yacht super tecnologici a protezione dell'ambiente e si tratta in genere di mega e giga yachts della lunghezza di almeno 60 metri.

E gli altri ? Una cosa ci ha sorpreso negativamente nell'esaminare la normativa per il rilascio della certificazione "Green Star" : le acque nere e grigie di bordo, se non sversate in appositi serbatoi allestiti nei porti di approdo,  possono essere riversate in mare a distanza non minore di un miglio dalla costa.

Si deve notare che la notazione "Green Star" rilasciata dal R.I.Na. per yachts di lunghezza superiore ai 35 metri è ancora volontaria e viene rinnovata con la classe ogni 5 anni e verificata ogni anno.

Quali sono le soluzioni adottate per tutti i liquidi inquinanti a partire dalle acque grigie e nere ?.

Le norme "Green Star", del R.I.Na. prevedono valutazioni e comportamenti diversi a seconda che le acque nere o grigie subiscano o meno il trattamento definito "avanzato".. Se lo yacht non dispone di un sistema "avanzato", è necessario avere a bordo casse di raccolta di dimensioni adeguate in funzione della grandezza dell'unità e del numero delle persone a bordo; tali casse possono svuotarsi solo a terra oppure in navigazione in aree non sottoposte a vincoli ambientali, ma comunque a distanza non minore di un miglio dalla costa. Se invece lo yacht dispone di un sistema "avanzato" di trattamento delle acque i cui livelli inquinanti siano inferiori a quelli previsti in apposita tabella, allora l'acqua può essere riutilizzata per lavaggio e non è necessario avere tali casse di raccolta

Nella ricerca delle cause di inquinamento marino che in questi giorni hanno reso non balneabili molti tratti di mare delle spiagge del Golfo ed oltre, non possono trascurarsi le immissioni inquinanti provenienti da una moltitudine di imbarcazioni presenti lungo tutto il litorale nord campano e basso laziale, specialmente se una tale concentrazione avviene davanti alle spiagge più suggestive della zona. Fatto questo che, unitamente alla citata distanza non minore di un miglio marino (1852 m.) alla quale è possibile - secondo la normativa citata- per tutte le imbarcazioni di scaricare in mare le acque grigie e nere di bordo non contenute nelle casse di raccolta strutturali di bordo  inesistenti per la stragrande maggioranza delle imbarcazioni (abbiamo ricordato, all'inizio, che le imbarcazioni di 15 metri non ne hanno obbligo e possono sversare i liquami in mare), può dare una idea dell'entità dell'inquinamento marino prodotto dalla sosta e transito dei natanti da diporto lungo le coste.

Per concludere, si tenga conto che ogni imbarcazione di dieci metri con otto persone a bordo ha mediamente due bagni ed una cucina i cui liquami possono essere scaricati fuori bordo ad una distanza di appena un miglio dalla costa. Come può immaginarsi, il carico inquinante dipende tutto dalla concentrazione di quelle imbarcazioni lungo la costa. I diportisti preoccupati della protezione ambientale e della balneabilità delle spiagge, dovrebbero farsi carico - spontaneamente - di aumentare la distanza minima di un miglio portandola ad almeno cinque miglia dalla costa privilegiando, ove esistenti nei porti turistici di approdo, i servizi di raccolta delle acque grigie e nere di bordo.



 

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