| La ruota degli esposti |
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| Scritto da Lino Sorabella | |
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Il 24 febbraio scorso, a Roma, siamo tornati indietro nel tempo, a quando donne con il volto nascosto da ampi scialli, depositano furtivamente, nelle ore più buie della notte, il figlio del peccato, il bambino che le premurose mani delle suore dell’Annunziata raccoglievano e gli davano il nome del Santo Patrono, o di Annunziata, o del Santo del giorno, oppure un nome evocativo di un qualche sentimento religioso e un cognome che identificava la sua provenienza, Esposito, Diotallevi, Proietti, ecc. Fortunatamente il bimbo di tre-quattro mesi abbandonato nella ruota del Policlinico Casilino di Roma il 24 febbraio sta bene (la ruota era stata inaugurata nel dicembre scorso, concepita quale garanzia di cure immediate al bimbo e di privacy per chi lo abbandona). Finalmente qualcuno a sostituito alla barbara pratica dei cassonetti un sistema vecchio di quasi mille anni, che permette attraverso un cilindro girevole, aperto su un lato, installato su una muratura esterna della struttura, di far trasferire all’interno un neonato senza essere individuati. La prima ruota della storia fu quella dell’ospedale dei Canonici a Marsiglia (1188). A Roma il Papa Innocenzo III (1198–1216), consapevole dei frequenti ritrovamenti di corpicini senza vita nelle reti dei pescatori del Tevere, nel suo primo anno di pontificato, fece installare una ruota presso il nuovo Ospedale di Santo Spirito in Sassia. La diffusione delle ruote proseguì, nei secoli successivi, i Italia e in Francia, nonché in Spagna e in Grecia. La fortunata invenzione ebbe notevole successo, basti pensare che in Italia nella seconda metà dell’800 vi fossero circa 1200 ruote. Nel 1867 la ruota fu soppressa a Ferrara, successivamente diminuivano sempre più, fino al 1923 quando ufficialmente Mussolini mise fine a questa pratica con il Regolamento generale per il servizio d’assistenza agli Esposti. In Italia, però, è stata reintrodotta nel 1993 e nel tempo ne sono state installate molteplici in tutta la penisola. Domenica scorsa c’è stato il primo utilizzo probabilmente per evitare una vita in una famiglia disagiata ad un pargoletto che, inconsapevolmente, ha ridato vitalità ad un dibattito che potrebbe portare ad un pieno reintegro della ruota degli esposti ovunque. Forse non tutti sanno che a Gaeta esistevano ospedali tra i più antichi d’Italia: secondo il monaco Cornelio Ceraso nella sua guida di Gaeta del 1689, al tempo di Eligio, vescovo di Gaeta (1200-1217?), nella fortezza esisteva l’ospedale di S. Leonardo. Qualora questa informazione potesse essere verificata, Gaeta sarebbe da inquadrare in un ambito di primazia nazionale in materia di assistenza sanitaria. In ogni caso, documenti storici affermano che nella cittadina del Golfo è sorto uno degli ospedali più antichi del meridione d’Italia, dopo Capua (fine sec. XIII) e Aversa (prima del 1310). L’11 maggio 1321 il capitolo della Cattedrale di Gaeta, a seguito delle autorizzazioni del defunto vescovo Francesco, dava il consenso alla già iniziata fondazione e costruzione della chiesa della SS. Annunziata con annesso hospitalis per i malati e i poveri (Codex D. C., III, I, CCCXXXXI). Questo dato archivistico è confermato anche dall’iscrizione del 1320 posta sul portale laterale della chiesa (per altro non unico ingresso originale come molti hanno scritto, ma laterale rispetto a quello principale posto come l’attuale).
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I lavori per la realizzazione del luogo di culto terminarono l’11 maggio 1354 con la consacrazione della chiesa ad opera di ben 6 vescovi. Un anno dopo, il 3 maggio 1355, si diede inizio alla costruzione dell’ospedale di cui si conserva la pietra di fondazione. Nell’ambito dell’ospedale venne installata anche una ruota per gli esposti. La città di Gaeta istituì immediatamente una tassa sul pescato il quartuccio che garantì la sussistenza a buona parte delle attività assistenziali (la tassa fu soppressa nel 1861). All’opera pia dell’Annunziata furono donate ampie ricchezze: oltre ai donativi di re Ladislao di Durazzo, innumerevoli furono i lasciti testamentari (il più famoso quello di Mariola Mostaca – 1357). L’attuale ricchezza artistica dell’immobile, le opere d’arte conservate e altri beni, dimostrano come un opera assistenziale nata durante il medioevo sia stata davvero significativa per la città di Gaeta. Ancor di più lo dimostra il fatto che gli Statuta civici (norme originariamente scritte nel 1356, revisionate e stampate nel 1553) contengono diversi capitoli riferiti all’ente assistenziale (Libro I, cap. 280-312): tra questi citiamo solo quelli per i procuratori della chiesa e dell’ospedale, per gli esposti maschi, per le bambine esposte, per l’ospedale, per le varie tipologie di malattie, per i salari dei medici e del personale e per il quartuccio. Ma ritorniamo alla ruota. Per quanto riguarda i maschi, giunti all’età di 10 anni dovevano lasciare necessariamente la casa dell’Annunziata. Mentre le figliole (probabile diacrasi di figlie sole) rimanevano fino a quando non trovavano marito: la casa dell’Annunziata forniva loro una dote con materiali da corredo e offerte in denaro. Era obbligatorio, però, che le esposte sposassero un uomo di Gaeta o dei paesi vicini e qualora fossero morte senza figli, la dote ritornava all’Istituto. Ma dove si trovava la ruota dell’Annunziata? Con buone probabilità doveva essere in un posto fronte strada, l’unica strada di accesso a Gaeta medievale è l’attuale via Annunziata e un posto plausibile poteva essere nei pressi del portale. I lavori che sono appena iniziati potrebbero svelare questo mistero. Oggi abbiamo nell’istituto, al primo piano, nei pressi dell’ex ospedale, un’altra ruota in legno e metallo che poteva fungere anche per gli esposti, ma con grave difficoltà di chi doveva entrare nell’istituto: studi in merito potrebbero dare le giuste risposte.
La ruota degli esposti in Gaeta è stata attiva fino alla seconda metà del primo decennio del Novecento (indicazione fornita dall’attuale segretario dell’ente Erasmo Valente), ma delle orfanelle rimane memoria fino al dopoguerra e anche oltre. Di loro si presero cura le Suore di Carità presenti nell’istituto di Gaeta dal 1908 fino a qualche anno fa.