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San Francesco una storia tutta gaetana ***Aggiornamento*** E-mail
Scritto da Lino Sorabella   
s_franc_animan.gifAggiornameto 11 ottobre 2008 - Gaeta 5 ottobre 2008 - 4 ottobre 2008 - Festa di San Francesco d'Assisi. Si riapre parzialmente al culto il Tempio di Gaeta: è il momento di tracciare una storia dell'edificio anche attraverso le immagini. ciak_ico.png Inserito il video della riapertura al culto del 4 ottobre 2008.
Aggiunta la storia della chiesa degli ultimi 150 anni e un video datato agosto 2003

 


ciak_ico.pngVideo - Lo stato della chiesa in agosto del 2003 - Servizio di Roberto Avino e Luana Cardillo

NDR: Il video è composto da alcune immagini realizzate da Roberto Avino nell'anno 2003 all'esterno e all'interno della chiesa. Le immagini sono senza commento e sono una piccola parte di un più ampio archivio che doveva servire per realizzare un documentario sul complesso monumentale di San Francesco che in futuro ci auguriamo di riuscire a produrre. Di particolare interesse, è il filmato del ritrovamento del pezzo della croce, che si trovava sul tetto a seguito della caduta avvenuta nel 1998.

ciak_ico.pngVideo - Riapertura della chiesa di San Francesco in Gaeta - Servizio di Roberto Avino

- Un breve video della giornata di apertura della chiesa. Le persone intervistate (in ordine) sono:
Giovanni Galiano, Presidenre ex allievi Don Bosco - Mons. Giuseppe Sparagna, Vicario Generale Arcidiocesi di Gaeta - Quirino Leccese, dirigente scolastico ex sindaco di Gaeta - Silvio D'Amante, sindaco a Gaeta all'epoca della chiusura della chiesa


La chiesa di San Francesco dalle origini al periodo borbonico

Il testo che segue è stato già pubblicato ne "Il Dialogo" in data 2 ottobre 2008. in questa versione sono state apportate alcune aggiunte in blu.

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San Francesco nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. Dopo una vita spensierata e mondana, dal 1205, Francesco si dedicò ad opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di san Damiano d'Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.

Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.

Nel 1219 si recò in Egitto, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, nel dicembre del 1222 giunse a Gaeta. Luca Wadding scrisse che Francesco amò molto questo luogo. Nel corso della sua permanenza nella cittadina il Santo di Assisi operò diversi miracoli; avviò i lavori per la costruzione di una piccola chiesa dedicata all’Assunta e di un piccolo cenobio.

Il 4 ottobre 1226 Francesco d’Assisi passò a miglior vita e fu canonizzato il 16 luglio 1228. Quasi immediatamente, in un documento del Codex Diplomaticus Cajetanus (CCCXCVI, 1236), si parla della chiesa ormai dedicata al Santo. La primitiva struttura fu ingrandita a dismisura grazie alla devozione di Carlo I e Carlo II d’Angiò che costruirono un ampio tempio con volumi quasi eguali a quello attuale.

copertina.jpgDella magnificenza dell’antico tempio ce ne parla il Patrizio Gaetano, Girolamo Gattola, nel manoscritto “Memorie Istoriche della fedelissima Città di Gaeta”. Egli cita una serie di cappelle con relative tombe gentilizie: Passione di nostro Signore Gesù Cristo; Madonna della Grazia, poi della Libera; Madonna degli Angeli, o della Porziuncola; SS. Vergine Immacolata; S. Antonio di Padova; S. Crispino; S. Bernardino; S. Agata; S. Francesco, S. Concezione, ecc. Tutta una serie di famiglie facoltose del territorio e non solo fecero erigere proprie tombe gentilizie o monumenti all’interno del sacro Tempio, come ad esempio i Gaetani, Gattola, Guastaferri, Ceccano, Gazzella, Maltacea, Mostaca, Ricco, D’Avanzo, De Manna, Del Sole, Rosa, Santillo, Gesualdi, De Mane, e Squacquera. Il fatto che le tombe gentilizie furono concentrate all’interno di San Francesco dimostra il prestigio acquisito nel tempo dal luogo di culto. Purtroppo quanto citato è andato distrutto, solo qualche stemma gentilizio ancora si conserva presso i depositi del Museo Diocesano.

Per avere un’idea della magnificenza delle decorazioni presenti all’interno del tempio fino alla fine del Settecento possiamo citare la tomba di Alfonso De Monroy (1668), governatore della Piazza di Gaeta dal 1660 al 1668 e fondatore della cappella della Madonna Desolata in porta Carlo V. Oggi la lastra tombale seicentesca è murata nella chiesa della Natività o dell’Ulivo, fortunosamente salvata dopo la soppressione del Governo decennale francese. La traduzione è la seguente: Qui giace il Maestro di Campo D. Alfonso de Monroy, Cavaliere di San Giacomo, Commendatore di Castro Verde, Consigliere di Sua Maestà nel [Consiglio] collaterale di questo Regno, Governatore di Porto Longone, il cui sangue, valore e continuata assistenza nel servizio di Sua Maestà, per più di quarant’anni nell’armata reale delle Fiandre e negli Eserciti Catalani, e le vicissitudini di questo Regno gli meritarono avere oltre altri minori incarichi militari e i sopraddetti, anche il governo e il comando militare di questa città, dove morì in età di 57 anni il 4 febbraio 1668 – riposi in pace –

Nel corso delle operazioni militari in Gaeta ad opera di Consalvo di Cordova per la conquista del Regno di Napoli (1503-1504) il convento di San Francesco subisce enormi danni. Nell’Archivio Storico Comunale sono presenti delibere di consiglio che testimoniano diverse elargizioni dalle casse comunali a favore della struttura francescana.

Alla fine del XVII secolo un terremoto danneggiò ancora la struttura, in particolare il campanile: anche in questo caso fu la massima assise cittadina a stanziare le somme per i restauri.

Con la soppressione degli ordini religiosi, nel 1809 la chiesa fu chiusa al culto e utilizzata come deposito di paglia e rifornimenti, mentre il convento fu adibito a caserma, come ospedale militare. In questo momento tragico buona parte delle suppellettili furono trafugate, o distrutte.

Verso la fine del 1849 l’architetto militare, Capitano del Genio, Giacomo Guarinelli avviò i lavori di restauro della chiesa di S. Francesco: Ferdinando II di Borbone esaudì il desiderio del Papa Pio IX (a Gaeta 1848-1849) in merito al recupero della chiesa fatiscente, esaltando anche il ritorno del Papa in Vaticano nel timpano sopra l’ingresso principale (scultura di Salvatore Irdi).

 

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Le statue di Carlo II d'Angiò e Francesco II di Borbone con i relativi stemmi, ai lati dell'ingresso


000_guarinelli.jpgNel sunto delle opere realizzate a Gaeta dall’architetto Guarinelli (1858) lo stesso direttore dei lavori, afferma che all’epoca sarebbero serviti almeno altri due anni per terminare i lavori.

Tralasciand la descrizione dei lavori pubblicata dal Guarinelli, citiamo solo il dettaglio delle spese: somme già erogate Ducati 231.372,61; 3 dipinti eseguiti dai signori De Napoli, Ruo e Scetta (parliamo di quelli dei due altari laterali e quello della contro facciata) Ducati 2.450 (l’opera del De Napoli, “Le Stimate” non è mai giunta a Gaeta, oggi presso la Pinacoteca di Capodimeonte, al suo posto fu collocata una copia del Sabbione grazie all’interessamento dell’Arcidiacono Francesco Orgera); le sculture Ducati 27.400; il grande organo Ducati 7.000; le opere murarie (lavori di pietra, ornamenti in pietra, stucchi, tettoie, impalcature, fabbri, nuova strada) Ducati 194.522,61. Per il completamento dei lavori il Guarinelli propose un’ulteriore spesa di Ducati 100.000, assicurando il sovrano di non superare, come spesa complessiva, i Ducati 350.000.

Nei suoi scritti l’architetto del Genio parla di rifacimento integrale dell’edificio, invece, è palese che i lavori furono quasi esclusivamente di abbellimento e decorazione, mantenendo le strutture gotiche originarie. In un’incisione di Achille Gigante del 1844 si delinea perfettamente la chiesa dedicata al Poverello d’Assisi: la costruzione si mostra molto ampia con un campanile a cupola e una scalea monumentale, pertanto del tutto simile all’attuale al di la delle decorazioni neogotiche.


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Particolare dell'incisione di Achille Gigante, Gaeta collezione privata

Una novità poteva essere la costruzione della imponente torre campanaria, così come si evince dal progetto del Guarinelli.

 

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Alcuni disegni di Giacomo Guarinelli: la facciata con il campanile mai realizzato e una sezione trasversale.

Purtroppo le vicissitudini relative all’Unità d’Italia e una “distrazione di fondi” ante litteram a favore di una costruzione che oggi conosciamo con il nome di Guarinelli non ne hanno permesso la realizzazione. Il tempio, mai ultimato, dette subito segni di vecchiaia e fatiscenza tanto che negli ultimi 150 anni ricevette molti interventi di manutenzione che nel modificarono anche l’aspetto esterno della facciata.

Ciò che rimase invariato nel tempo sono le statue presenti in facciata: sul timpano San Francesco, di Gennaro Calì, con ai lati i Dottori della Chiesa: S. Bernardo (Arnaud), S. Ambrogio (Cavalieri Angelici), S. Tommaso e S. Agostino (Solari); imponente si mostra la Religione del Persico lungo la monumentale scalea di accesso.

Probabilmente i lavori di completamento proseguirono subito dopo l'assedio: interessante è un documento fotografico rarissimo databile subito dopo l'unità d'Italia che ci testimonia ponteggi sulla facciata anteriore e su quella laterale.

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Aggiornamento dell'11 ottobre 2008

Dall’ultimo assedio ai giorni nostri.

Testo già pubblicato ne "Il Dialogo" in data 9 ottobre 2008.


Nel corso dell’assedio alla fortezza di Gaeta la città viene messa a ferro e fuoco. Il 18 novembre 1860 il generale Vial, governatore della piazzaforte, scrisse una lettera a Cialdini nella quale si comunicava che sugli ospedali di Gaeta era stata issata una bandiera nera affinché fossero preservati dai bombardamenti gli infermi gravi ed i feriti ivi raccolti. Cialdini chiese che venisse specificato il numero delle bandiere innalzate sugli ospedali, e Vial confermò la presenza di tre bandiere. Il generale piemontese invitò Vial ad innalzare una quarta bandiera nera, più grande delle altre, sul palazzo abitato dai reali. La giovane regina Maria Sofia rispose personalmente a Cialdini chiedendogli di poter esporre la quarta bandiera nera sulla monumentale e preziosa chiesa di S. Francesco, confermando l'intenzione di fare sventolare la bandiera nazionale con i gigli sul palazzo reale. Le bandiere nere preservarono solo in maniera minima gli edifici contrassegnati … il generale Cialdini, proprio per i danneggiamenti verso gli ospedali e verso San Francesco rispose che le bombe non avevano occhi!

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Una cartolina di fine '800

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Una foto degli anni Trenta del '900

Quindi dopo l’unità d’Italia il convento fu occupato dallo Stato come caserma intitolata al Colonnello Generale Luigi Federico Conte Menabrea, distintosi nel corso dell’Assedio; la chiesa di San Francesco fu nuovamente chiusa al culto a causa dei danni di guerra. È da segnalare a questo punto l’opera dell’Arcidiacono Francesco Orgera di Spigno Saturnia che consumò la sua esistenza per cercare di restaurare la chiesa stessa. Il 18 giugno 1883 il Governo Nazionale fa cessione al Capitolo Cattedrale del tempio. Le richieste di Orgera agli organi dello stato competenti in materia di finanziamento per i restauri sono quasi sempre deludenti: ottenne ben poca cosa rispetto ai lavori urgenti da effettuare per evitare le infiltrazioni d’acqua e risolvere altri problemi strutturali. Come se non bastasse, immediatamente dopo la cessione da parte dello stato unitario, alla fine di luglio 1883, alcuni esperimenti d’artiglieria nel castello provocano la rottura di alcuni vetri e di un rosone della chiesa. A tutto questo va aggiunto il fatto che circa due mesi dopo un grosso ordigno inesploso del recente assedio esplose minando la stabilità del tempio stesso. Intanto il 24 gennaio 1884 il tempio veniva ufficialmente affidato all’Orgera: immediatamente l’Arcidiacono si accorse che nel tempio non era presente alcuna immagine del Santo mentre rimaneva vuoto l’alloggio nella contro facciata di una grande tela. Il quadro che in origine doveva essere posto in quella sede raffigurava il Santo di Assisi e le Stimmate, opera di Michele De Napoli: la tela era esposta nella Reggia di Capodimonte, pertanto i sovrani commissionarono a Giuseppe Sabbione una riproduzione dell’opera stessa (1887).

Nel 1886 l’edificio fu anche cancellato dall’elenco dei monumenti d’interesse nazionale in quanto giudicato di alcun pregio artistico, pertanto il Ministero competente non mise più in bilancio alcuna somma per i restauri! Per non gravare sul bilancio del Capitolo Cattedrale l’Orgera mise a disposizione ingenti somme di denaro direttamente dal suo patrimonio personale. Anche il Vicario Generale, l’Arciprete Mons. Salvatore Ferraro, mise a disposizione del suo per i lavori. Lo stesso Arcivescovo di Gaeta Nicola Contieri donò, per ciascuno dei due altari laterali, 6 candelieri con croce; sempre l’Arcivescovo dell’epoca dotò la chiesa della statua di San Francesco con la relativa teca in stile gotico. Purtroppo il 14 febbraio 1890 Francesco Orgera morì senza riuscire a riaprire il tempio.

Durante la Prima Guerra Mondiale il convento fu utilizzato per il ricovero di marinai e la chiesa divenne deposito di munizioni.

In occasione del settimo centenario della morte di San Francesco (1926) fu istituito un “Comitato pro Tempio di S. Francesco d’Assisi in Gaeta”: Mons. Dionigi Casaroli, Arcivescovo – Presidente; Antonio Galli, Commissario Prefettizio – Vice Presidente; Luigi Cinquanta De mane – Tesoriere; Vincenzo Traniello; Nicola Magliocca; Nunzio Leccese; Don Domenico Villani; Don Ernesto Bonelli; Ernesto Esposito; Costanzo Guglietta. Il Comitatò riapri finalmente al culto il tempio il 9 ottobre 1927. Con l’arrivo dei Salesiani di Don Bosco in Gaeta  il tempio e il convento vennero loro affidati (25 giugno 1929) creandone un seminario per le missioni estere, nonché una fucina di sapienza, cristianità e attività varie: quegli ambienti vennero frequentati anche da moltissimi ragazzi di Gaeta, i figli spirituali di Don Bosco che ancor oggi rendono vivo il luogo francescano.

Ancora lavori si avranno nel terzo quarto del ‘900: evidente è la facciata che “diviene liscia” perdendo la decorazione ottocentesca. Purtroppo anche a causa della seconda guerra mondiale la chiesa viene danneggiata, ma grazie all’intervento del Ministero della Pubblica Istruzione viene restaurata. In tale occasione non si pensa a ricostruire il piccolo organo di fine ‘800 andato perduto a causa dei danni della guerra.


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Foto del dopo guerra

Il 1 novembre 1993 i Salesiani lasciarono la casa di Gaeta all’Arcidiocesi, quindi la chiesa continuò le sue attività di culto fino al 1998 quando la caduta accidentale di una sbarra metallica delle finestre e la rottura della croce sulla facciata ne scongiurarono la chiusura in maniera precauzionale. Da allora le attività di culto, ma soprattutto quelle oratoriali sono proseguite, grazie a tutta una serie di volontari, nei locali dell’ex convento.



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La facciata con la croce "monca" (2003)


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Inaugurazione del cantiere (31-01-2004)

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La chiesa con il sagrato interdetto (2004)


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In questa immagine sono ben visibili i danni alle coperture (2004)


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Il pinnacolo molto degradato con parte della croce (2003)


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Interno ... in primo piano uno dei tanti uccelli morti (2003)


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Dal rosone dell'abside

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Le decorazioni della volta, sempre dal rosone dell'abside

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Il pinnacolo con la croce  "monca" visti dal sottotetto (2003)

Si avvia, nel frattempo, una raccolta di fondi e varie progettualità per i finanziamenti verso vari enti: il 31 gennaio 2004 si da avvio ai lavori. Ad oggi, la chiesa risulta con i lavori in corso, le attività realizzate in questo periodo sono state, soprattutto, il consolidamento e restauro delle volte della navata centrale (archi trasversali, diagonali e volte a crociera) e della facciata esterna (guglie, cornici, capitelli pensili e pinnacoli). 
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I lavori di restauro delle coperture dela navata centrale e della facciata (24-10-2006)

Arriviamo al 4 ottobre 2008 quando viene celebrata la prima messa dopo la chiusura.Aquesto punto si attendono nuovi contributi e finanziamenti per il prosieguo dei lavori.


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A Gaeta persiste ancora un’altra realtà francescana: il Terzo Ordine di San Francesco, oggi Ordine Francescano Secolare. Tale realtà fondata dal Santo di Assisi nel 1221, è l’unico ordine ancora presente in città. A Gaeta erano presenti anche i Frati Minori (conventi di San Francesco, S. Agata e SS. Trinità), le Suore Clarisse (Monastero di S. Montano). Ferdinando IV di Borbone nel 1777 scrive che il Terzo Ordine è presente da tempo immemorabile all’interno del Convento di San Francesco. Nel 1823, a seguito delle soppressioni francesi i laici di San Francesco si trasferiscono nella Parrocchia di San Gacomo Ap. di terra rossa.


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L'Ordine Francescano Secolare di Gaeta (02-06-2008)

Foto di Roberto Avino, Cosmo Buonanno, Mirella Schiappelli, Lino Sorabella
 

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