| La replica di Salvatore Delio: "Ecco il mio pensiero sulla portualità pubblica e privata" |
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| Scritto da Salvatore Delio | |
Gaeta 19 settembre 2008 - Egregio Sig. Antonio,
non mi è dato conoscere il suo cognome né tantomeno lei mi ha spiegato le
motivazioni che la spingono a contestare quanto scrivo in materia di
portualità turistica e commerciale nella nostra città. Peraltro, le sue argomentazioni dimostrano che lei non ha compreso lo spirito e le motivazioni che mi spingono a scrivere degli argomenti nei quali entra anche la darsena San Carlo, ma non solo essa. E' pure evidente dal suo scritto che lei, citando fatti personali (disponibilità di abitazione nel quartiere, imbacazione avuta in passato nel porto peschereccio), vorrebbe individuare la motivazione dei miei scritti (che a lei evidentemente non piacciono e per motivo che però non mi ha spiegato) in un mio interesse ad ottenere un ormeggio nella sua (suppongo che lei la ritenga tale) darsena San Carlo. Lei contesta , poi, i miei scritti perché riguardano anche la darsena di San Carlo e di ciò, lei afferma, non dovrei occuparmi perche i suoi 200 soci l'hanno ripulita a spese proprie e pagano una concessione. A tal proposito lei richiama, grossolanamente ed incompetentemente, che chi scrive occupava a titolo gratuito un ormeggio alla peschiera. Insomma, Signor Antonio, lei non ha capito assolutamente niente di quello che io scrivo sulla necessità di una portualità turistica pubblica a Gaeta, in aggiunta ad una privata unica esistente al momento. Eppure, i miei scritti sono chiari e numerosi in materia, come lei ricorda, e tutti quelli che non possiedono la darsena San Carlo in concessione lo hanno capito. Ma lei proprio no, evidentemente perché non esiste peggior sordo di chi non vuole o non gli conviene sentire. Allora, ora farò un'altro sforzo, pensiero. 1)_Mi sono preoccupato di scrivere, prima, tanto e forse più di quanto lei non faccia, di denunciare la movimentazione di merci insalubri senza accorgimenti tecnici adeguati nel porto commerciale; se lei leggesse tutti i portali del Golfo ed i giornali se ne sarebbe accorto sicuramente; così come si sarebbe accorto che, solo grazie alle mie denunce pubbliche, la Capitaneria di Porto, il Commissario dott. Bruno Frattasi, l'autorità marittima ed il sindaco di Gaeta hanno riconosciuto la pericolosità della petroliera sotto le case della peschiera, da me e non da altri denunciata nella massima solitudine, sicché oggi le stesse autorità hanno dichiarato pubblicamente che quel pericolo sarà allontanato allo scadere della sua concessione.(vada a consultare, in merito, il sito seguente http://xoomer.alice.it/sadelio/index.htm ) ; 2)_Non ho mai tratto vantaggio economico alcuno dalla sosta passata di una mia imbarcazione al porto peschereccio per il semplice fatto che quella imbarcazione era una imbarcazione adibità ed iscritta nei registri navali per attività professionale e quindi, come ogni altra imbarcazione professionale nella zona, non soggetta a pagamento che peraltro nessuna legge richiede. (A me sembra che chi debba bene informarsi sia lei, nel caso di specie); 3)_Il problema sociale da me posto in materia di portualità turistica va ben oltre il suo personale interesse a condividere la gestione sociale (pur sempre gestione privatistica ed esclusiva per pochi soci privilegiati che nulla ormai conservano della originaria qualifica di pescatori che ne fu presupposto di concessione) di una area demaniale terra/acqua marittimo che, stante il mancato intervento pubblico versa, non per sua colpa, in quel degrado che tutti i gaetani possono constatare. Non conosco altra darsena a Gaeta che versi nello stesso degrado, benché lei dica che ne esistano. Ma di ciò non ho mai fatto addebito alla associazione che lei, non l'ha spiegato ancora, a che titolo sta rappresentando; 4)_Quello che io difendo invece nei miei scritti, Signor Antonio, l'ho spiegato bene: è il diritto di tutti ad utilizzare spazi marittimi pubblici per loro natura legislativa, attrezzati dal potere pubblico perché siano resi fruibili dal cittadino indiscriminatamente. Che la sua associazione paghi un canone concessorio è a me ben noto (nessuno ha mai sostenuto che essa associazione sia abusiva). Ma il concetto da me sottinteso di una portualità turistica pubblica attrezzata dal potere pubblico ed offerta a tutti per l'uso, è il seguente: chi gestisce una struttura di attracco propria (come fa la sua associazione) paga una concessione per occupare lo spazio demaniale (come fa il bar per occupare il marciapiede con i suoi tavolini e sedie), mentre chi occupa lo specchio acqueo (la barca ormeggiata alla struttura) deve pagare un diritto di sosta al potere pubblico proprietario della costa e dell'acqua (così come la sua e la mia auto che sosta su area di parcheggio comunale paga il ticket o il canone di sosta in abbonamento). Tutto questo, Signor Antonio, perché il demanio marittimo costiero (limitato per sua natura) non può appartenere a poche persone, perché ciò facendo si vengono ad esclidere gli altri. Allora, con questo concetto, la sua associazione può continuare a stare dove sta in forza di un canone concessorio pagato, offrendo ai soci l'uso di ciò che loro appartiene (i pontili galleggianti), ma pagando all'autorità concedente il diritto di sosta sull'acqua che non può appartenere a nessun privato. 5)_In un grande porto privato, Signor Antonio, gli investimenti finanziari per creare banchine fisse sono ingenti, il loro ritorno economico avviene in un tempo molto lungo (50 anni); la struttura al termine della concessione rimane in proprietà pubblica e tali fatti da soli giustificano la particolare disciplina privatistica del porto privato tradizionale. Ma lei, Signor Antonio, per aver installato un pontile galleggiante che resta di sua proprietà pretende anche godere del privilegio di usare uno specchio acqueo demaniale a suo uso e consumo senza per questo pagare nulla ?. O forse pensa che il titolare di bar sia sciocco a pagare la TOSAP per l'occupazione di area comunale, oppure il proprietario di autovettura sia fesso a pagare il ticket per l'area di parcheggio comunale che occupa ?. Come vede, Signor Antonio, deve fare qualche riflessione più profonda prima di confutare i miei scritti. Per concludere,Signor Antonio. I miei scritti non pensano minimamente ad arrecare danno alla sua associazione diportistica, anzi vogliono sostenere proprio questo uso sociale, uguale per tutti e non speculativo sul demanio marittimo sul quale si sta ingigandendo una periclosa tendenza a privatizzarlo per pochi con l'esclusione dei tutti. Vede, benché lei non se ne sia accorto, sto a difendere proprio il suo diritto di uso non speculativo del demanio pubblico marittimo. E con questo penso di poter chiudere, ringraziandola per il consiglio datomi di occuparmi di altro, che ritengo di poter rivolgere giustappunto a lei che mostra di non aver capito nulla di ciò di cui vado scrivendo. La ringrazio, infine, per l'attenzione che ha voluto rivolgermi. Articolo correlato: In risposta all'articolo legato "portualità turistica pubblica a Gaeta" - di Antonio |

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