| Associazione "PROGETTO DEMOCRATICO GAETA": Portualità turistica pubblica a Gaeta |
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| Scritto da Salvatore Delio | |
Gaeta 14 settembre 2008 - Linee di intervento per una portualità turistica pubblica a Gaeta.
Gaeta, Lunedì 15 settembre 2008Premessa Finalità.: Stimolare le forze politiche ad un confronto in materia di utilizzazione della costa libera di levante per la creazione di approdi turisti pubblici. La proposta tiene conto dell'esigenza di soddisfare condizioni minime per una corretta programmazione di utilizzo della costa, al servizio dello sviluppo economico-occupazionale compatibile con la vocazione turistica della Città e con l'ambiente. Stato attuale Il tratto libero di costa da San Carlo a Punta Stendardo versa ancora oggi in uno stato di abbandono dove l' iniziativa privata, in assenza di un disegno politico di turismo nautico costiero, produce realtà confuse, di pessimo valore paesaggistico e turistico. In tale condizione di abbandono la costa diventa sempre più oggetto di appetiti da parte di iniziative privatizzanti che rischiano di sottrarre l'intera fascia costiera all'uso pubblico. Si ricordano, a tale proposito: A)_La richiesta di approdi turistici privati sul tratto di costa occupato dai cantieri Italcraft; B)_La gestione della darsena San Carlo da parte di associazione di pescatori sportivi, con un numero di soci esistenti ed in lista di iscrizione tale da far ritenere improbabile che si tratti veramente di pescatori, diventando in realtà un privilegio acquisito di pochi. Ancora, dopo la zona cantieri e giungendo alla darsena pescherecci Porto Salvo, una commistione confusa tra imbarcazioni da pesca professionale e da diporto è responsabile dell'uso dissennato di quella costa che, in presenza di un corretto piano di ormeggi e destinazione di spazi funzionalmente separati tra servizio pesca e diporto, potrebbe restituire alla città strutture portuali turistiche pubbliche di cui si registra una crescente domanda. L'intero lungomare Caboto ed il tratto di costa dopo la base nautica e fino alla banchina Caboto è privo di qualsiasi attrezzatura elementare di attracco, tale da renderlo, esso pure, inutile ed improduttivo per lo sviluppo economico-turistico della città. E' dimostrazione di assoluta incapacità governativa l'avere a disposizione un tale patrimonio demaniale e non saperlo utilizzare. Sarebbe facile per l'amministrazione soddisfare le mire dei molti che, consci della bontà dell'affare, vorrebbero quei tratti di costa privatizzati ed attrezzati privatamente con congrue agevolazioni finanziarie pubbliche che la Regione prevede. Si sanerebbe in tal modo il degrado e lo spreco di risorse attuale, ma il rapporto costo/benefici di tale scelta è a danno della collettività che, dai suoi beni demaniali, trarrebbe un misero beneficio economico rappresentato dal canone di concessione riscosso, laddove la rinuncia all'uso pubblico di quei beni creerebbe danno enorme al cittadino privato di qualsiasi possibilità di accesso al mare lungo quel tratto di costa che verrebbe interamente privatizzato e recintato. E' assolutamente inconcepibile pensare ad un lungomare privatizzato al 100%, quando la stessa Regione Lazio ha fissato, per le aree demaniali sabbiose (spiagge) una percentuale di utilizzazione pubblica non minore del 50%. Dal che deriva che la fascia costiera di Levante non può sopportare una ulteriore privatizzazione. E allora cosa fare ? Lasciare la costa libera di levante nel degrado attuale ? Certamente no, ed a tal fine la presente proposta di portualità turistica pubblica vuole porre un rimedio. Cosa è un porto a secco. Si premette che strutture turistiche private sono già presenti a Gaeta. I loro proprietari ne hanno chiesto da sempre l'ampliamento e si accingono ora a reiterare la richiesta con un incontro-dibattito programmato all'istituto nautico di Gaeta. Per un altro porto turistico privato progettato a Calegna (a soli 500 metri dall'altro), il Sindaco di Gaeta ha avviato di recente una conferenza di servizio. Un'altro grande marinas è stato progettato a Formia ( a meno di un miglio da quello di Calegna) ed è di prossima realizzazione. E non dimentichiamo che altre aziende della nautica gaetana, con malcelata intenzione giustificata da esigenza di produzione, ambiscono anche esse ad un tratto costiero con annesso specchio acqueo a Conca e alla Piaja zona campetto di calcio. A fronte di tanta richiesta privata, brilla l'assenza di una istanza pubblica volta a soddisfare esigenze collettive. Quelle esigenze che solo approdi turistici pubblici possono soddisfare. Azioni da intraprendere nell'immediato. 1- Nell' ambito delle determinazioni commissariali di riassetto dell'area cantieristica di Calegna, pare possibile la realizzazione del progettato porto turistico (sia pure ridimensionato), se la convivenza in quelle aree trova sufficienti ragioni di coesistenza tra porto turistico e cantieristica stanziale esistente. Ove tale coesistenza non fosse possibile, è necessario respingere la proposta di porto turistico nella zona, optando: 1- per la riqualificazione a spesa ed uso pubblico della darsena San Carlo conservandone l'attuale destinazione turistica nautica per lo sviluppo del quartiere. L'esistente associazione di pesca sportiva continuerà la gestione sociale dei pontili galleggianti, ma con diritto di occupazione della superficie acquea da parte dei natanti da pagarsi al Comune secondo regolamento di ormeggi da fissare. Le aree cantieristiche della zona riqualificate anche sulla linea costiera e poste in sinergia funzionale turistica nautica alla darsena (o porto turistico) completano il risanamento della zona ed il suo rilancio economico. Ove sia realizzabile il porto turistico nella zona (in caso di positivo compromesso con la cantieristica locale), l'attuale associazione di pescatori sportivi ivi esistente sarà delocalizzata in un area del porto peschereccio, previa necessaria razionalizzazione dell'uso degli spazi mediante idoneo piano degli ormeggi. 2- razionalizzare, mediante intervento pubblico (esistono leggi regionali per finanziare le opere di banchina necessarie) il tratto di costa che va da Punta Molino del porto peschereccio alla base nautica. Le opere potranno consistere in avanzamento, mediante riempimento a mare, di pochi metri, al fine di consentire uno spazio a terra per parcheggi; una dotazione sulla linea di costa di linea d'acqua, elettrica, impianto antincendio; 3- creare approdi su bitte blu (analogamente alle strisce blu dei parcheggi) dove l'approdo verrà consentito previo tariffa di sosta o abbonamento a tempo a favore del Comune. 4- prolungare di pochi metri il molo di sopra- flutto (la scogliera) del porto peschereccio, tanto da creare un maggior ridosso al lungomare Caboto; ciò lo renderebbe agibile tutto l'anno. 5- consentire, mediante lo strumento concessione rilasciato dal Comune (o dalla port authority se si preferisce lasciare a questa la potestà sulla costa di levante), l'installazione di pontili galleggianti ortogonali al lungomare a cura di ditte e cooperative di lavoratori marittimi locali, che gestiscano a pagamento i servizi di carattere strettamente nautico alle imbarcazioni, che dovranno pagare diritti di approdo al Comune, a mezzo riscossione da parte dei soggetti stessi che prestano il servizio. I VV.UU. Potranno (unitamente alla polizia marittima , a personale della GdF e degli altri organi di polizia) vigilare l'assolvimento delle tariffe di sosta fissate da ordinanza comunale. Il lungomare non verrà recintato, conservando il suo aspetto marino. 6- Riqualificare a Villa delle Sirene (dove già ne esiste uno precario) lo scalo pubblico di alaggio/varo facendolo attrezzare a gestione privata per l'alaggio e varo di imbarcazioni di lunghezza fino a 12 metri. 7- Creare un piano di ormeggi obbligatorio, distinto per funzione peschereccia e diporto, razionalizzando gli spazi occupati oggi dai pescherecci in modo incontrollato e tale da comportare un considerevole spreco di spazi acquei (vi è troppa distanza tra un peschereccio e l'altro ormeggiato accanto). Questa azione libererà una notevole disponibilità di metri lineari di banchina da attrezzare, anche essi, con bitte e boa blu comunale soggetta a sosta a pagamento. I servizi a queste imbarcazioni, come per il lungomare fino alla banchina Caboto, saranno prestati da ditte e cooperative di lavoro marittimo cittadine nonché dalla vasta disponibilità di cantieri navali della zona. 8_- La banchina Caboto viene lasciata ad uso manifestazioni nautiche fieristiche, raduno vele d'epoca ed altre come al momento utilizzata, nonché per approdi pubblici di emergenza di grandi yachts in transito e sosta temporanea, di imbarcazioni crocieristiche di linee charter. I vantaggi sociali della proposta. Vantaggi ? Enormi, a dir poco. 1- i costi di realizzazione dell'approdo turistico sono irrisori; 2-impatto ambientale zero; 3_capacità ricettiva di imbarcazioni per metro lineare di costa elevato; 4-possibilità di creare nuovi parcheggi sul tratto a mare di costa che va da Villa delle Sirene al limite della base nautica; 5-ricadute economico- sociali e occupazionali sulla collettività largamente superiori a quelle ipotizzabili nel caso di porto turistico privato classico di pari capacità ricettiva di imbarcazioni nella stessa zona; 6-la nautica minore ospite e residenziale sarà concretamente aiutata e facilitata dallo scalo pubblico di alaggio/varo inserito sulla costa a Villa delle Sirene, gestito dalla stessa organizzazione di lavoratori che assume i servizi StoS (shore to ship/ship to shore) per i natanti maggiori in sosta nella rada. Si pensi come a Gaeta una soluzione del genere possa valorizzare tutto il centro storico, senza creare il benché minimo impatto ambientale (sic !). 7-Le aziende nautiche locali di produzione di natanti, di beni e servizi agli stessi saranno fortemente agevolate dall' incremento notevole di afflusso conseguente alla possibilità di sosta nella città a costo sostenibile (tariffe di sosta fissate da regolamento di approdo comunale); 8-Per ultimo (ma non per importanza), l'approdo nel "porto a secco" pubblico avverrebbe a condizioni pubbliche fissate da apposito regolamento comunale, con diritto di approdo a beneficio del Comune, riscosso dall'organizzazione lavorativa dei servizi StoS mediante apposita convenzione. Insomma, adottando una concezione di porto a secco il Comune può trarre dal suo demanio marittimo costiero parte delle risorse necessarie al suo funzionamento (valutabile nell'ordine di milioni di euro), dare un forte impulso al turismo nautico, creare indotto nei settori collaterali. Il tutto a costi irrisori e nel quadro di un federalismo fiscale regionale e locale che va affermandosi anche con la prossima legge finanziuaria. Il nuovo Sindaco di Gaeta e la sua maggioranza deve avere il coraggio e la capacità di gestire un così necessario ripensamento della portualità turistica della città . I programmi elettorali delle forze di maggioranza prevedevano tutti la riattribuzione alle competenze comunali della costa di levante ad uso turistico nautico. La proposta di "water front" turistico qui avanzata può essere una vera innovazione politica nell'uso sociale delle risorse pubbliche, il cui indubbio merito potrà ricadere sul partito democratico ed alla maggioranza civica allargata che lo realizzerà. Saprà il "nuovo" sindaco ed il PD capace di compiere questa "rivoluzione" nella gestione della cosa pubblica a Gaeta ?. Mi auguro di sì, come chiunque ami Gaeta. |

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Gaeta 2 agosto 2008 - Il testimonial migliore dell’urgenza di cambiare: nessuno meglio dell’amerikano rappresenta una città incapace di andare avanti e di prendere decisioni, nessuno meglio di lui simboleggia l’arte di “tirare a campare”, una pratica in cui il compromesso e il temporeggiare prevalgono su ogni cosa, con il puro scopo di garantirsi la sopravvivenza, costi quel che costi.
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la loro attività di indagine, con l'arresto di un capo clan della camorra.
L’arresto del presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e di altri dirigenti politici nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti nella sanità ha scompaginato le file del Partito Democratico di quella regione (e non solo…). diventa "Yes, the end".