| Portella della Ginestra (e Gaeta) - aggiornamento - |
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| Scritto da Lino Sorabella | |
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60 anni fa la vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
Occorre continuare la ricerca della verità su tutte le circostanze e le responsabilità di quell'inaudito massacro: non solo per dovere verso le vittime innocenti, ma anche per quel che Portella della Ginestra rappresentò come primo segno di una volontà eversiva della nuova legalità democratica repubblicana». Lo scrive Napolitano in occasione del 60° anniversario della strage di Portella della Ginestra in un messaggio ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Palermo. Il capo dello Stato sottolinea che «era allora in atto una forte mobilitazione del popolo siciliano per un profondo rinnovamento economico e sociale, di cui caposaldo era la riforma agraria». Napolitano ricorda quindi che «la strage venne compiuta da forze reazionarie che hanno usato banditismo e mafia per colpire i nuovi processi democratici, volti ad aprire la strada alla trasformazione della società siciliana».
Nel 2003 è stato girato il film “Segreti di Stato” Il regista Paolo Benvenuti lascia per la prima volta la sua ricerca rigorosa su un passato non recente per affrontare il terreno doppiamente insidioso del film-denuncia e del confronto con un classico ormai consacrato del cinema mondiale: "Salvatore Giuliano" di Francesco Rosi. Se su questo secondo piano non è quasi possibile un paragone perché lo stile asciutto e 'povero' del regista toscano è lontanissimo da quello del maestro napoletano, la difficoltà sta nell'intervento sul materiale storico. Per quanto era efficace nella sua oculata scansione "Gostanza da Libbiano" per quanto questo "Segreti di Stato" rischia di essere poco convincente e addirittura poco producente per la tesi che vuole enunciare proprio a causa della sua scena madre. E' la scena in cui si vuole dimostrare, grazie alla messa in fila di carte con la riproduzione del volto dei personaggi (che purtroppo ricorda tanto la strategia pubblicitaria dell'Amministrazione Bush in Iraq), che a Portella della Ginestra ci fu un'azione di fuoco che vide coinvolti tutti: dalla Cia alla X Mas, dal governo al Vaticano. Siccome Benvenuti non ha il nervosismo didascalico di un Giuseppe Ferrara e dato che questo è un film e non un saggio stampato, tutto viene più enunciato che provato. Benvenuti non è un regista che cerca gli scandali a bella posta e nessuno nega l'onestà del suo intento. Solo che citare il cardinale Montini come "capo dei servizi segreti vaticani" fa un po' sorridere e coinvolgerlo nella strage diventa così un colpo di teatro neanche di buon gusto. Lo stesso vale per altri nomi eccellenti, primo fra tutti Giulio Andreotti che prima o poi verrà considerato colpevole anche dell'affondamento del Titanic. Dispiace che un film che ha dalla sua l'attenzione all'essenziale (fatte salve le assolutamente superflue sequenze sui luoghi reali) perda poi la sua forza in un j'accuse che resta ancora tutto da dimostrare. Il mistero sulla strage continua a regnare.
ingresso al castello angioino guardando fuori e poi a ridosso della porta dell'ex carcere (oggi demolita).
inquadrature all'ingresso del castello Angioino, tutto quello che si vede in queste scene oggi non esiste più.
Sempre l'ingresso al tristemente famoso carcere di Gaeta e la porta della chiesa di S. Teodoro.
Due interni di quella che fungeva da cappella del carcere militare.
Un passaggio in Maremma realizzato a Gaeta nel parco di monte Orlando. Li riconoscete i due poliziotti in borghese?
Porta Carlo V quale ingresso del carcere e l'interno dell'ex cappella circolare nella torre con la cupola rossa del castello angioino.
Due inquadrature del lungo corridoio del castello angioino che conduce a quelle che una volta erano le celle d'isolamento.
Due ambientazioni nel carcere militare di Gaeta, riconoscibili certamente da parte di chi vi ha lavorato o scontato qualche pena all'interno.
Ancora il parlatorio realizzato nella torre del castello e l'inquadratura allo specchio della porta di una cella d'isolamento.
Il corridoio delle celle d'isolamento e una inferriata sul mare del Golfo di Gaeta
Le drammatiche scene dell'avvelenamento, sempre in una cella d'isolamento, attraverso lo specchio con sulla porta la "guardia" Raffaele Spinosa.
Questo è solo uno dei film che hanno visto Gaeta protagonista di rappresentazioni, nel corso dell'ultimo secolo. Proprio per questo, sarebbe opportuno promuovere la città anche per questo tipo di attività ... ai posteri ... |

Dal messaggio del Presidente della Repubblica Napoletano del 30 aprile 2007
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