| La Cibele da Gaeta a Copenhagen |
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| Scritto da Lino Sorabella | |
Gaeta 25 febbraio 2008 - Pubblichiamo un articolo, scritto oltre un anno fa, ma certamente utile per una ricostruzione di un piccolo aspetto della storia locale.
In riferimento ad un articolo pubblicato da
Teresa Di Maio il 9 gennaio 2007, relativo ad un progetto del Comune di Formia,
finalizzato alla realizzazione di calchi di reperti archeologici rinvenuti a
Formia, ma oggi sparsi per il mondo, dobbiamo esprimere viva gratitudine al
sindaco Bartolomeo per le sue doti di mecenate riguardo l’arte e l’archeologia
formina.
Dobbiamo, però, precisare solo un aspetto in merito alla statua di Cibele, unica opera citata dalla Di Maio come esempio per i costi di tale iniziativa: dobbiamo rettificare la provenienza del manufatto stesso, cioè Gaeta. Grazie al sindaco Bartolomeo, i gaetani potranno ammirare una copia perfetta di un reperto archeologico di notevole importanza, proveniente da Gaeta, oggi esposta presso la NY Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, inoltre il sindaco formiano merita il plauso di tutta la cittadinanza del golfo di Gaeta che da tale iniziativa potrebbe trarre vantaggi sia in termini culturali che turistici.
Come è nel nostro stile, non potevamo parlare solo in base ai ricordi o al sentito dire, ma, partendo dal catalogo della Gliptoteca di Copenhagen del 2002 abbiamo rintracciato una bibliografia relativa e poi con un po’ di fortuna abbiamo trovato dati relativamente inediti per il territorio di Gaeta. La prima informazione della Cibele la troviamo nel periodico “Notizie degli Scavi di Antichità …” dell’anno 1893 (agosto 1893, Regione I – Latium et Campania, IX. Gaeta, pp. 361-362): da qui la cronaca scientificamente valida. L’ispettore Angelo Rubini in data 19 luglio 1892 da notizia scritta all’Accademia dei Lincei di una statua marmorea raffigurante Cibele, la localizzazione dei ritrovamento viene indicata come segue: sulla provinciale …, a circa due chilometri dall’abitato di Formia, si trova la traversa della “cansatoia”, che anticamente era la via principale per andare a Gaeta… A 300 metri circa dall’innesto, verso il mare trovasi il fondo denominato “rinchiusa” o “ascella”, tenimento di Gaeta …nel mese di giugno 1892 il proprietario Erasmo Scipione, facendo dei lavori orticoli, scavò in un terreno misto a calcinacci e rinvenne parte della Cibele. Contattato l’ispettore Rubini, furono proseguiti gli scavi e venne estratto completamente il blocco scultoreo (busto) e furono ritrovati nello stesso terreno i pezzi scolpiti separatamente e di conseguenza staccatisi dalla statua (testa, braccia, parte anteriori dei piedi). Alla fine dello stesso anno lo stesso Scipione ritrovò nel medesimo fondo due piccoli leoni di marmo bianco seduti sulle anche e dritti sul davanti con la testa alta (di fattura scadente rispetto alla statua precedente). Ma veniamo alla statua della Cibele: una figura muliebre, sedente su un masso, rappresentante una giovane donna in aspetto matronale, con corona turrita sul capo, i capelli, divisi nel mezzo e leggermente ondulati, sono annodati sulla nuca e cadono sciolti sulle spalle; la veste è un chitone senza maniche, con una cintola alla vita, con ampio manto sovrapposto, che dalla spalla sinistra avvolge parte delle gambe; ai piedi indossa i sandali. Il blocco marmoreo misura altezza 1,72 metri, larghezza 0.75, profondità 1,10.
Ma come mai un reperto archeologico di così tale importanza è esposto a Copenhagen? John Lund, autore della scheda sulla Cibele nel catalogo del 2002, scrive che la statua (circa 60 a.C.) venne acquistata dai NY Carlsberg nel 1894 dall’antiquario Helbig a Roma. Naturalmente tutto ciò, all’epoca, era possibile, in funzione del fatto che una legge davvero efficace contro l’esportazione degli oggetti che noi oggi chiamiamo beni culturali si avrà, in Italia, solo nel 1939. A questo punto potremmo indicare al sindaco Bartolomeo di citare anche Gaeta nella legenda relativa al futuro calco della Cibele: ritrovata nel territorio di Formiae, in un fondo oggi nel comune di Gaeta. Certamente potrebbe essere utile al lettore capire qualcosa in più su questo culto. L’origine è da rintracciare nelle popolazioni prelleniche dell’Asia Minore, dove veniva adorata come madre feconda degli dei e degli uomini; dea della natura e dell’agricoltura, madre terra che genera dal suo seno la vegetazione e che contiene doni preziosi, tra cui l’oro. Il culto venne introdotto a Roma nel 205 a.C. ma fu durante il periodo di Augusto che si sviluppo enormemente: veniva invocata quale protettrice delle coltivazioni di grano e della vite, oltre che della vita umana condotta in maniera ordinata; era anche la protettrice dell’edificazione delle città (mater tuttita o turrigera – attributo della corona turrita). La raffigurazione della dea, munita di timpano in mano, era sempre abbinata a due leoni. Il simulacro veniva portato in processione con un rituale che preveda il bagno della statua in mare (nelle acque di Vindicio?); il culto, prettamente orgiastico, si rinnovava dal 4 al 10 aprile di ogni anno. Del culto di Cibele, in Gaeta, non doveva esistere solo questo santuario, perché nel 1968, in prossimità del Duomo (proprietà Martini - Fargnoli) venne ritrovata, insieme ad altri numerosi reperti scultorei, una statua acefala della stessa divinità (alta 0,75 metri, larga 0,40, profonda 0,30). Per brevità non ci soffermiamo su questo ritrovamento, oggi conservato
in casa Martini ad Atina, ma citiamo solo il Notiziario archeologico,
Ciociaria e zone limitrofe, I, Cassino 1988, che pubblica un contributo di
Giannetti su questa e altre opere ritrovate in Gaeta medievale. È doveroso però
rettificare un dato presente in quest’ultimo articolo: l’autore indica come
basamento della Cibele, ritrovata dal compianto ingegnere Luigi Martini nel
1968, il monolite dei quattro leoni con un disco a centro, oggi presso il Museo
Diocesano, un tempo utilizzato come base del fonte battesimale in cattedrale
(vaso greco di Salpione Ateniese, a Gaeta fino al 1795) e poi come base per il
candelabro del cero pasquale sempre in cattedrale. Dobbiamo solo indicare la
datazione del gruppo dei leoni (sec. XIII - XIV) per confutare il possibile utilizzo in età classica del manufatto,
sebbene le dimensioni lo potrebbero permettere.![]() |


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