| Porto commerciale: Le preoccupazioni dei sindacati |
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| Scritto da Lino Sorabella | |
Gaeta 26 febbraio 2008 - Il porto commerciale di Gaeta, a medio o lungo termine,
“rischia” di essere potenziato, ma, qualora questo avvenisse, c’è una
sola certezza: imploderà in se stesso!Nella “conferenza stampa allargata” tenuta ieri sera da membri del comitato provinciale, regionale e nazionale della CISL, sono state presentate, per l’ennesima volta, una serie di problematiche connesse alla vita del porto commerciale di Gaeta. Qualcuno ha parlato di sottopasso e rotonde, ma nessuno è riuscito a dare certezze sull’eventuale realizzazione di una pedemontana o altra struttura efficace per decongestionare la strozzatura della Flacca! Pertanto qualora si riuscisse a sviluppare il porto sia intermini di maggiore movimentazione, ma soprattutto in materia di lavorazione dei prodotti stessi, questo non significa che ci sarà sviluppo per il territorio, tutto potrebbe essere strangolato dall’impossibilità di portare fuori dal nostro territorio i prodotti via terra. Il noto sindacalista locale Antonio Cicala ha moderato i lavori a cui hanno preso parte anche un nutrito gruppo di lavoratori dell’area in esame. Un messaggio forte alle forze politiche e all’Autority di Civitavecchia è stato quello di fare sistema, di salvaguardare, prima di tutto, i posti di lavoro, visto che il porto commerciale di Gaeta è una realtà occupazionale del territorio con ben 500 occupati, seconda solo alla ASL. Luigi Fiore della segreteria CISL provinciale di Latina ha chiesto pubblicamente l’abbreviazione dei tempi per uno sviluppo immediato dell’area: forte è stato il richiamo a come si è svolta la trattativa con la Offshore C.N. da parte dell’Amministrazione Comunale e l’Autority! Domenico Barbera, segretario regionale e vice presidente nazionale della FIT-CISL (branca relativa proprio alle realtà portuali), ha esposto una serie di situazioni che minano la sicurezza lavorativa delle 500 famiglie dei portuali di Gaeta; lo stesso sindacalista ha accennato al fatto che mentre a Gaeta si perde tempo in beghe politiche altrove realizzano strutture, surclassando Gaeta a favore di altri approdi sia europei, ma soprattutto africani: come dire anche l’Africa supera quella che è la realtà politica del territorio del Golfo di Gaeta. Importante anche il fatto che all’incontro abbia preso parte anche l’Amministrazione Comunale attraverso l’Assessore al ramo Cavalieri, peccato che il suo intervento è stato giudicato dai sindacalisti “soltanto di facciata” e poco fattivo! Ma a questo punto, dopo anni e anni di politici che continuano a riempirsi la bocca con mega strutture da realizzare senza essere poi in grado di attrarre i finanziamenti pubblici per svilupparle, siamo certi che lo sviluppo del porto di Gaeta sia quello del commerciale? Prendiamo ad esempio Imperia, centro commerciale importantissimo, eppure in questo momento sta sviluppando una nuova area portuale, un water-front che ridipingerà uno dei tratti di costa più suggestivi del Mediterraneo: un po’ come Gaeta, ma con peculiarità ambientali ben inferiori. Ebbene Imperia avrà il suo porto ardito, forte, affascinante alla vista e funzionale alla nautica moderna. Tutto finalizzato a diventare meta turistica di grosso impatto, già amata dai grossi armatori di barche d’epoca, visto il raduno che li si svolge ogni anno. A questo punto bisogna chiedersi: perché non fare di Gaeta un’area portuale esclusivamente turistica, viste le richieste continue e il livello di elite raggiunto dal nostro Golfo? Magari realtà quali la Base Nautica “F. Gioia” potrebbe essere ampliata, così come nuove realtà di accoglienza nautica potrebbero sorgere e dare vita ad uno dei maggiori complessi del Mediterraneo. Pensiamo anche che area portuale non significa solo posti barca, ma significa cantieristica specializzata, sia nella produzione che nel rimessaggio, ma soprattutto per l’assistenza. Un’area portuale ben più ampia per Gaeta significherebbe creare maggiori servizi di accoglienza ai turisti, significa soddisfare le notevoli esigenze commerciali di chi possiede la sua barchetta da qualche decina di migliaia di Euro, ma significa anche porre rimedio ai vezzi e alle necessità dettate da un alto tenore di vita di chi può permettersi di spendere diverse decine di milioni all’anno per acquistare e mantenere un’imbarcazione di lusso … chissà che i lavoratori del porto commerciale non potrebbero trovare giovamento in un lavoro diverso? Foto Lino Sorabella ![]() Luigi Fiore (CISL) e Domenico Barbera (FIT-CISL) ![]() Un momento della conferenza stampa |

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