| La soluzione Offshore passa per Ce.Se.Na? |
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| Scritto da franco schiano | |
Gaeta 20 febbraio 2008 - Se, leggendo il titolo, avete capito che si ha intenzione di far fare alla ditta di Roberto Buonuomo, un giro sulla via Emilia, avete compreso male. Ce.se.na, non è la città romagnola di circa 100.000 abitanti sulla via Emilia tra Forlì e Rimini, ma l’acronimo di Centro Servizi Nautici.Aggiunta una vignetta di Kocis... Confesso di averlo sentito nominare la prima volta nel consiglio comunale del 14 febbraio. Ho scoperto poi, che sarebbe un spazio acqueo protetto da moli e scogliere, da realizzarsi sul mare davanti all’Italcraft, per soddisfare le esigenze tecniche dell’azienda cantieristica del gruppo Rizzardi. Una specie di porticciolo quindi, o, qualcosa che comunque gli somiglia molto, visto che ha delle scogliere frangiflutti, delle banchine e dei moli. Poi, se fosse un porto, ma non lo è, non sarebbe neanche tanto piccolo visto che racchiuderebbe tra i suoi moli uno specchio d’acqua di circa 60.000 mq, che di barche da diporto ne può contenere molte. Perché stiamo parlando di questo Ce.se.na? Perché sembrerebbe che sia la chiave di volta per risolvere il problema dell’accesso al mare della Offshore. L’ipotesi su cui Comune, Autorità Portuale, Nucleo Industriale e Imprenditori interessati stanno discutendo. L’idea uscita dal tavolo di concertazione sarebbe la seguente: Italcraft rinuncerebbe a circa 8.000 mq della sua concessione nella parte sud dell’azienda, in cambio del porticciolo, pardon, del Ce.se.na. In questo spazio, lasciato dalla Italcraft, andrebbero sistemati i Cantieri Casa e i Cantieri Navali del Golfo, che nei pressi hanno anche un’altra concessione demaniale. Casa lascerebbe gli spazi attualmente occupati all’interno del porto. I CN del Golfo lascerebbero la loro concessione di Calegna, con capannone-scatolone semiabusivo, alla Offshore. Quest’ultima lascerebbe libera l’area a verde pubblico della Piaja, oggetto di una sentenza del Tar, attualmente occupata in maniera precaria. Non si hanno notizie di eventuali compensazioni finanziarie. I presupposti di questa soluzione sarebbero in parte contenuti nel cosiddetto Piano di Utilizzo delle Aree Portuali, partorito dal Comitato Portuale del 24 gennaio e adottato con decreto del Presidente Ciani il 30 gennaio. Tutto risolto quindi, anche prima dei contestati tre mesi di moratoria negoziati col Prefetto Frattasi? Ne saremmo felici! Ma abbiamo la sensazione che purtroppo non sia proprio così. Ne avvertiamo nell’aria tutte le avvisaglie. Ci sono troppi interessi in campo non coincidenti. Forse anche stavolta si è voluto fare troppo, mettendo, nel cosiddetto Piano Particolareggiato Utilizzo Aree, di tutto di più. Silos sul porto alti 30 metri, parcheggi multipiano, il verde pubblico che diventa attrezzato, depositi di stoccaggio, uffici, ecc. E allora è quasi inevitabile che più di qualcuno dice che questo non è un Piano Particolareggiato ma una variante al Piano Regolatore Portuale. Variante approvata, come la volta scorsa, senza il parere del Consiglio Comunale, ecc. Non sta a me stabilire se è vera questa ipotesi – anche se più di qualche dubbio c’è l’ho – ma se lo fosse? Che si tratterebbe cioè, di una variante al PRP e non di un Piano Particolareggiato di Utilizzo delle Aree Portuali? La conseguenza sarebbe una sola: blocco di tutto, fino a quando non verrà approvato dal Consiglio Comunale e non solo. Il consiglio messo davanti a un fatto compiuto approverà senza fare obiezioni? Oppure qualcuno si rifiuterà di avallare scelte fatte sopra la sua testa? Chissà se non sarebbe stato meglio essere più prudenti e procedere per gradi! Come, per esempio, dividere l’operazione in due tranches :una per le cose sicuramente formalmente inattaccabili, e un’altra per quelle, diciamo, dubbie?? Un’altra domanda: perché la scala dichiarata nelle carte è 1:2000, mentre in realtà gli elaborati sono disegnati su scala 1:2500?? Cosa si vuole tentare di confondere con questo? Forse le reali dimensioni della darsena alle spalle della PIA? Sbagliare è umano, perseverare… Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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Non credo proprio che la causa del degrado della città di Gaeta, sia dovuta
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