| Lettera di una neomamma: Lottate per l'ospedale di Gaeta |
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| Scritto da Milena Mannucci | |
Gaeta 13 gennaio 2008 - La
lettera che vi allego è la testimonianza accorata di una giovane mamma che pochi
mesi fa ha partorito all’ospedale Di Liegro di Gaeta dove ha anche avuto la possibilità di effettuare la conservazione del cordone ombelicale e di
conseguenza delle cellule staminali. Uno straordinario
lavoro di équipe, un caso di eccellenza sanitaria che
la neomamma, gaetana, ha voluto raccontare lanciando
un appello contro il trasferimento dei reparti nella vicina Formia.
La conservazione delle cellule staminali è uno di quegli argomenti che ormai quotidianamente affolla le testate giornalistiche specializzate e non. È senz’altro un argomento su cui i genitori, collaudati e matricole, sono chiamati a riflettere. In particolare, per quel che riguarda il territorio italiano l’unica possibilità offerta dal nostro ordinamento a coloro che desiderano estrarre le cellule staminali dal cordone del proprio figlio è donarle ad una apposita “banca” che andrà a destinarle a quei soggetti che necessitano, purtoppo, di un trapianto per la cura di determinate patologie (conservazione eterologa). Esiste, tuttavia, un’altra strada, che è offerta solo da alcuni Paesi e che consiste nella conservazione autologa (cioè solo per se stessi) delle cellule staminali. Ciò però impone il trasferimento di tale materiale all’interno del Paese in questione. E con un certo costo a carico del singolo utente. In Italia non è possibile conservare in senso autologo tale materiale. Ciò deve avvenire essenzialmente fuori dai confini italiani. Io e mio marito, nel corso del terzo trimestre della mia gravidanza, abbiamo deciso di optare per la conservazione autologa delle cellule staminali estratte dal cordone ombelicale al momento del parto. Per fare ciò ci siamo affidati ad una società italiana (IMS Service), la quale, previa stesura di un contratto e dietro il pagamento di circa 2000 euro, avrebbe conservato il sangue cordonale per 20 anni a Friburgo, in Germania. Era necessario, per contratto, indicare la struttura ospedaliera che avrebbe provveduto, all’atto del parto, all’estrazione del sangue che sarebbe poi stato inserito in un apposito kit sterile secondo una particolare procedura che deve mirare alla sicurezza della madre e del bambino, in primis, e delle condizioni di conservabilità del sangue (sterilità dei luoghi, professionalità dello staff medico, scrupoloso rispetto delle regole di prelievo e così via...). Credo che qualunque persona, nella nostra situazione, dopo aver pagato una certa somma e dovendo conservare un bene tanto prezioso per un figlio, si sarebbe affidato ad una struttura ospedaliera all’avanguardia. Non a caso, solo i più grandi ospedali effettuano operazioni tanto delicate. Invece, noi abbiamo deciso di affidarci all’ospedale Mons. Luigi di Liegro di Gaeta. Sapevo, per esperienza di molte persone, della professionalità e della bravura dei medici, delle ostetriche e del personale infermieristico. Con un po’ di timore, pensando ad un diniego da parte della struttura, mi sono rivolta al direttore amministrativo, Dott. Montesano, e con enorme nostra sorpresa abbiamo ricevuto subito una risposta positiva, legata al fatto che avrei portato io tutta l’attrezzatura necessaria fornitami dalla IMS service. Infatti, in caso di donazioni eterologhe, essendo tale attrezzatura a carico dell’ospedale, ed essendo distribuita solo ad alcuni grandi ospedali, le richieste in tal senso devono essere rifiutate. Avremmo conservato il cordone della nostra creatura ed in più avrei partorito nella mia città. Abbiamo contattato lo staff medico e le ostetriche, che si sono resi immediatamente disponibili, anche con un certo entusiasmo. Di lì a qualche giorno, un responsabile della IMS avrebbe inviato le necessarie istruzioni da seguire per il buon fine di tutta l’operazione, sia nel caso di un parto naturale che di un parto cesareo. Finalmente il momento tanto atteso è arrivato. A seguito di parto naturale il ginecologo e le ostetriche di turno hanno estratto il sangue del cordone ombelicale, mantenendo sempre una grande attenzione nei miei confronti ed un enorme rispetto per chi era appena nato. L’operazione è stata un vero successo e di questo non ringrazierò mai abbastanza tutti quelli che hanno reso possibile ciò. L’ospedale Mons. Luigi di Liegro ha dimostrato, nel mio caso, di non avere nulla da invidiare ai più grandi reparti sparsi sul nostro territorio, sia per efficienza sia per professionalità. Spostare il reparto di Ostetricia e Ginecologia significa privare Gaeta di una delle sue più importanti potenzialità oltre che danneggiare la cittadinanza. A conclusione di tale mia testimonianza desidero ringraziare il direttore amministrativo dott. Montesano, il primario di ginecologia ed ostetricia Dott. Aguzzi, il Dott. Parlati e la dott.ssa Cinquanta che mi hanno sostenuto con la loro consulenza in questa mia avventura, il dott.Ullucci, presente al momento del parto e tutti i medici per la loro disponibilità e professionalità; il personale ostetrico tutto e particolarmente la sig.ra Cardillo e la sig.ra Bleve; le infermiere e l’URP nella persona del sig. Prisco. Gli amministratori di questa città lottino per difendere il nostro ospedale, perché la sanità a Gaeta funziona e bene. |

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Gaeta 30 novembre 2008 - Si è giunti quasi alla mezzanotte per approvare l'assestamento di bilancio del Comune di Gaeta. Non è stata un'impresa facile, come avevamo facilmente pronosticato.
Gaeta 4 novembre 2008 - Un altro retroscena clamoroso all'interno del Comune di Gaeta, di cui vorrei
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Gaeta 1 novembre 2008 - In via delle Botteghe Oscure, a Roma, c’era lo storico quartier
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Non credo proprio che la causa del degrado della città di Gaeta, sia dovuta
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