| Far svolgere ai politici un ruolo tecnico e ai tecnici un ruolo politico non giova alla città |
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| Scritto da Salvatore Delio - Comitato "Peschiera no petroliera" | |
Gaeta 18 ottobre 2007 - In merito al convegno dibattito sulla portualità svoltosi all'Istituto Tecnico Nautico di Gaeta "G. Caboto" il 12 ottobre 2007.
Organizzare un convegno sul quel tema, di estrema complessità ed interesse per la vita e l'economia dei cittadini di Gaeta, a ridosso di un importante momento politico quale quello del 14 ottobre (primarie per la nascita del PD), è quanto meno sospetto di strumentalizzazione politica di parte. Quando a ciò si aggiunge che a tale convegno, organizzato da un solo partito e a cui partecipano solo esponenti di quel partito affiancati, sul tavolo di presidenza, da esponenti delle istituzioni e società civile vicini (o ritenuti tali), allora il sospetto di strumentalizzazione di parte si rafforza e si conferma.
Ora è del tutto evidente che, se il problema portuale a Gaeta continuerà ad essere affrontato nell'ottica autoreferenziale del passato, non ne verrà nulla di positivo per la città, e la mancanza di precisi indirizzi di sviluppo non potrà che aggravare la carenza di infrastrutture esistenti e lo sviluppo di un traffico qualitativamente dannoso alla salute ed agli interessi economici turistici della città. Le politiche di sviluppo, recentemente all'esame del porto di Genova, hanno evidenziato che la stessa legge "obiettivo" (intesa ad acquisire il consenso dei cittadini del territorio sul quale si interviene con grandi opere quali quelle portuali), è da sola insufficiente per la realizzazione di grandi opere condivise dalla cittadinanza, rendendo necessario utilizzare, in quella città, il ricorso allo strumento del "dibattito pubblico", quale metodo di partecipazione della popolazione e di acquisizione del suo consenso non ad opera compiuta, ma durante la fase di progettazione della stessa, acquisendo, in tal modo, un consenso partecipato (la così detta "democrazia partecipata"). Nell'ambito di un tale procedimento, le opere e indirizzi da realizzare vengono sottoposte, (sull'esempio dei cugini francesi che lo praticano da tempo su decisioni di grande importanza per la collettività), ad un dibattito, che dura quattro mesi, guidato da una autorità terza e che coinvolge tutte le forze politiche, sociali, professionali e le esperienze tecniche presenti in città, al termine del quale, ed in considerazione del risultato di tale dibattito, le decisioni finali vengono assunte. Nulla di tutto ciò si rinviene nel convegno dibattito di cui stiamo parlando. Le opinioni di consenso espresse in quell'occasione sono di parte, non affrontano il tema in modo critico, e soprattutto manca un qualsiasi contraddittorio. A nulla servono le affermazioni di consenso acquisite unilateralmente, (come si evince dai titoli di stampa, "L'intervento di chi ci sta dentro" oppure "Portualità: il si dei marittimi"- come citano gli organi di stampa "Il Territorio" e "Latina Oggi" del 17 ottobre 2007), per legittimare di fronte alla città una linea di condotta di portualità attuale disastrosa e della cui programmazione non si conosce alcun contenuto specifico. Cosa vuole dire l'associazioone A.MA.RE. Gaeta con quel "SI" espresso all'autorità portuale dei porti del Lazio ed al suo presidente ed autorità politiche, presenti in quell'occasione ? Vuole forse affermare che il traffico, senza alcuna protezione per la città, di merci polverose e dannose alla salute deve continuare così come fatto sino ad ora ? (magari con il paliativo di qualche fila d'alberi davanti al porto ?). Vuole forse dire "Si" ad una petroliera carica di 40 mila tonnellate di benzina avio che opera a venti metri dai pescherecci in sosta e meno di cinquanta metri dalle abitazioni ?. Se così fosse, sarebbe davvero arduo giustificare la conciliazione tra la loro qualità di "addetti ai lavori" ed il loro consenso a questo porto, a questi traffici e ad una sua inespressa compiuta visione di sviluppo futuro, così in termini di infrastrutture come in termini di tipologie merceologiche movimentate. Non cè dubbio che ciascuno deve fare il suo mestiere: i politici promuovano ed attivino la realizzazione di infrastrutture portuali necessarie, ma solo dopo che i tecnici (e tra questi anche quelli competenti in economia, trasporti, sicurezza e legislazione della navigazione e dei porti) abbiano dibattuto, apportando il loro "indipendente" e critico contributo di conoscenza, ai progetti di utilizzazione economica del territorio di Gaeta. Così si programma lo sviluppo di un porto, non facendo dire ad una associazione "amica" che tutto va bene. L'associazione A.MA.RE. Gaeta ben fa ad avanzare la sua richiesta all'autorità portuale e comunale di dare il suo contributo di esperienze, ma non si consideri sufficiente perché "ci sta dentro" nella materia della navigazione. Essa sa senza dubbio che altri "ci sono dentro, ci sono sempre stati dentro prima e ci sono ancora", quanto e più del necessario e nei diversi settori di professionalità specifiche economiche, giuridiche e professionali attinenti al mare ed ai porti. Chi scrive non è nuovo a tali problematiche e conduce da tempo, con altrettanti professionisti del comitato "Peschiera No Petroliera" una dura battaglia per la sicurezza dei nostri quartieri (Villa Sirene e La Piaja) e l'ambiente del nostro Golfo. Altri (come il giovane presidente del quartiere La Piaja) hanno sottoposto il problema, per il loro quartiere o altri per la parte politica di riferimento (leggasi AN), ad ogni organo locale interessato. Voglio affermare, con questo, che l'utilizzo a fini economici delle nostre coste e la tutela della sicurezza e della salute pubblica è interesse di tutti e non solo di chi è al momento al potere. Noi del comitato "Peschiera No Petroliera" abbiamo espresso le nostre motivazioni e coinvolto Legambiente, che ha sposato la nostra causa, per l'allontanamento della petroliera ad una mono-boa in rada, promettendo di promuovere l'intervento in merito delle autorità governative interessate. Abbiamo anche dato motivazioni di carattere economico e ambientali a sostegno di tale necessità. Ci attenderemmo, come tali, di sentire il sostegno di chi, come l'associazione A.MA.RE. Gaeta, si dice "far parte di chi ci sta dentro", ma non esprime un ben ché minimo dissenso contro i traffici inquinanti e pericolosi per la città che attualmente si svolgono e, peggio ancora, formula critiche generiche, proposte fumose che poco o nulla dicono sul reale futuro sviluppo portuale auspicato per la città. Si vada quindi ad un dibattito pubblico coordinato da una autorità terza, come fanno i nostri cugini francesi, con tutte le parti politiche di destra e sinistra, con tutte le personalità esperte e note, che in città si sono da sempre occupate anche professionalmente di problematiche di questo genere. E solo a conclusione di tale dibattito (la cui durata è fissata in quattro mesi), potrà darsi a Gaeta il futuro portuale che più è consono allo svluppo suo, del suo hinterland e delle città del Golfo intero. Mi piace chiudere anche quest'altro mio intervento in materia con una osservazione. Alla radice del molo petroli della Peschiera due cartelli espongono un'avviso emanato con ordinanza della Capitaneria di Porto di Gaeta: "E' VIETATO AVVICINARSI A MENO DI 150 METRI DALLA PETROLIERA IN SOSTA OPERATIVA". In obbedienza a tale ordinanza, dovremmo spostare il porto peschereccio e tutte le case del quartiere della Villa-Peschiera dal loro sito. Ciò che, infatti, potranno fare quegli abitanti, in caso di incendio-esplosione della petroliera, è solo fuggire da quel quartiere, se ne avranno il tempo. Non possiamo considerarci soddisfatti, perciò, dalla risposta che il presidente della port authority On. Fabio Ciani ha dato al giornalista de "Il Territorio" circa la domanda posta ed intesa a conoscere le intenzioni di quell' ente in merito alla pericolosità di una concessione ad un terminal petrolifero così ravvicinato alla costa. Il presidente ha dichiarato che il quartiere Villa Sirene - Peschiera corre un rischio né più piccolo né più grande di quello che corre uno che prende un aereo. Di questa risposta non ci sentiamo certamente soddisfatti. Invito, perciò, chi legge a visitare il sito http://xoomer.alice.it/sadelio/index.htm per rendersi conto di ciò che è successo a Porto Torres il primo gennaio 2004, con l'incendio e conseguente esplosione della petroliera Panam Serena, che trovavasi a ben 1200 metri dalla costa, e non a meno di 50 metri come a Gaeta. |

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